Pensando a Di Giacomo

Redazione

Una scena (foto di Elisa Ruocco)
Una scena
(foto di Elisa Ruocco)

Dal 12 al 14 dicembre, al Circolo Arcas Teatro di Napoli, la Compagnia Del Futuro presenta Scarrafunerapoemetto lurido/iastemma cantata, scritto e diretto da Cristian Izzo. Con Luigi Credendino, Alessandro Langellotti, Diego Sommaripa. Musiche originali dal vivo di Salvatore Torregrossa. Parte da Salvatore Di Giacomo Cristian Izzo e presenta la propria visione di certa umanità. In special modo indica la quarta del sonetto “ ‘O funneco”, che recita: “E sta ggente, ‘nzevata e strellazzera/cresce sempe, e mo’ so’ mille e triciento/ Nun è nu vico; è na scarrafunera”. “Si riflette su un uso universale dell’essere umano, – spiega – su una somiglianza naturale tra l’uomo e lo “scarrafone”, che non ha nulla a che vedere con i ben noti clichè riguardanti lo schifo, il ribrezzo provocati da questo antipatico essere vivente e più vicina a quanto detto da Joyce in “Dubliners”, o da Dickens in “Hard Times”. L’essere umano, come lo scarrafone, non si percepisce come componente di una collettività, ma si concepisce come principio e fine di un Universo a sé stante e in questo continuo affermarsi e prevaricarsi di “ego” ipertrofici, crea un movimento spastico, violento, convulso e continuo, a metà tra un amplesso da stupro e una battaglia corpo a corpo, pur restando sempre immobile, nello stesso punto. Attraverso gli scarafaggi, si riflette sulla confusione tra il dimenarsi e l’avanzare, sull’improduttività di un continuo sgomitare, confuso con il superare. Una pesante immobilità, una irrisolutezza nevrotica, che sembra entrata nella quotidianità, di chi s’illude di conquistare il Mondo, rubando la mela del vicino, mentre lui non è in casa, perché occupato a rubare un’altra mela, ad un altro vicino: magari, proprio a lui”.

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