Pirandello riletto da Cirillo

Maresa Galli

Una scena dello spettacolo (foto di Marcello Norberth)

La Compagnia Sandro Lombardi, al teatro Nuovo di Napoli, mette in scena La Morsa, epilogo in un atto di Luigi Pirandello, con Sandro Lombardi, Sabina Scuccimarra e Arturo Cirillo che ne è anche regista. Grande spaccato di storia borghese dell’Italia dei primi del ‘900, la commedia, scritta nel 1892, è un fuoco di fila di battute intrecciate, costruite con rigore e razionalità per smontare la fittizia impalcatura di sentimenti lontani dall’ipocrita morale dell’epoca che consentiva ancora il delitto d’onore e nutriva scarsaconsiderazione della donna. Giulia, la moglie, unica capace di provare passioni, Andrea, l’avvocato di successo, marito-padrone assente e preoccupato solo del suo buon nome e degli affari, Antonio, l’amante codardo, sono i tre protagonisti avvinti nella morsa di contorte gelosie, sconfitte, desideri impossibili, libertà lontane per la donna, prima figlia e sorella, poi moglie che appartiene al ricco e ammuffito signorotto. Un gioco psicologico sottile racconta il dramma de L’epilogo in un atto, sottotitolo dell’avvincente storia raccontata con giusta enfasi dai tre bravi protagonisti capaci di rendere universale lo smarrimento dell’uomo di fronte alla crudeltà di regole, scritte e non scritte, dettate da una falsa morale, dalla mediocrità che non consente slanci o autentico amore. Non a caso Cirillo ambienta il dramma in un piccolo paese di provincia, collocato accanto ad una palude, dove si odono sinistri versi di animali notturni che gelano il sangue. Spiega il regista che immaginare questi personaggi non è stato facile: – “li abbiamo vestiti con qualcosa di eccessivo senza però aderire interamente ad un grottesco ma dando una maschera-occhiali ai personaggi maschili”. A tratti Giulia diviene narratore, conferendo un’aura surreale, straniante, alla piéce, immaginata come dramma della gelosia e del tradimento, attuale anche oggi per l’incapacità dell’uomo di uscire da se stesso, di mostrare con coraggio che l’essere preferisce soccombere all’apparire.

In scena fino a domenica 5 febbraio. Da non perdere.

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