Play Duett. L’atto terzo con Taiuti e Musella

Angela Matassa

Sulla memoria di due attori, che ricordano brani di opere letterarie e drammaturgiche amate, si snoda il racconto scenico di Play Duett. Alla Sala Assoli di Napoli, va in scena il terzo atto del format, creato e interpretato da Tonino Taiuti e Lino Musella. La pièce propone agli spettatori estratti di opere di Eliott, Viviani, Shakespeare, Moscato, De Filippo, Basile, Neiwiller, Beckett, Campanile, Kafka e tanti altri. Un gioco di voci, luci e immagini, guidati dall’improvvisazione, giocando sui doppi significati di “play” (giocare ma anche recitare) e di “duett” che nel dizionario tedesco fa riferimento alla musica, ma il termine richiama anche l’inflessione partenopea.

Con Play Duett, l’appuntamento ormai ricorrente, che i due artisti, di generazioni diverse ma ispirati dalle stesse suggestioni letterarie e drammaturgiche, fissano con il pubblico, che li segue con continuità ed empatia. Pluripremiati e ormai noti per le partecipazioni a film, serie, teatro e regie, sono portatori di una drammaturgia sia tradizionale che contemporaea con abilità.

Da un input all’altro, Taiuti e Musella si palleggiano versi e prosa, in un continuum di contrappunti musicali creati da Marco Vidino, e giochi di luce di Simone Picardi. 

A riscaldare l’underground della scena, le incursioni visive di Antonio Biasiucci, che ha creato una vera e propria installazione con cui gli interpreti interagiscono. Ricordano pietre, volti, oggetti, che toccano quasi lo spettatore nella proiezione di Livia Ficara sul fondo.

Play Duett. Lino Musella

La scena buia, come nei teatri off degli Anni Settanta, è divisa in due: in fondo il camerino dell’attore, carico di fumo e libri. Davanti, ai due angoli gli interpreti, pronti col microfono a suggestionare il pubblico.

Paly Duett è un format fortunato, che Taiuti e Musella, realizzano dal 2015 con grande successo di pubblico. Rinnovandolo con elementi e brani, passando dalla tradizione alla contemporaneità, senza salti visibili, in una metateatralità che non lascia spazio a distrazioni.

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