Poesia del Novecento

Maresa Galli

Il quartetto d'archi
Il quartetto d’archi

Proseguono gli appuntamenti della Stagione concertistica 2014 del “Maggio della Musica” con il Quartetto d’Archi del Teatro di San Carlo di Napoli.  Nella Veranda Neoclassica di Villa Pignatelli il concerto del gruppo cameristico formato dalle prime parti dell’Orchestra del Massimo: Cecilia Laca e Luigi Buonomo ai violini, Antonio Bossone alla viola, Luca Signorini al violoncello. Già vincitori di concorsi internazionali, i musicisti hanno in comune un solido background e all’attivo numerosi concerti da solisti e in ensemble. Dotati di tecnica impeccabile e notevole capacità interpretativa, la formazione ha approfondito il repertorio dedicato al quartetto d’archi, ricco e variegato che mostra la versatilità che permette di interpretare autori e periodi diversi: Haydn, Mozart, Schubert, Schumann, Borodin, Verdi,  Šostakovič, Debussy, Ravel, Bartòk, Martucci. Sono reduci da prestigiose tournèe a Hong Kong, San Francisco, Parigi, Amburgo, San Paolo del Brasile. Ospiti fissi del Ravello Festival, si sono distinti alla “Festa per il Teatro di San Carlo” per le celebrazioni verdiane, eseguendo il Quartetto per archi di Giuseppe Verdi, unico lavoro cameristico del compositore, scritto nel 1873 a Napoli per le prime parti dell’orchestra sancarliana.

Al pubblico del “Maggio” regalano intense emozioni con l’esecuzione di “Langsamer Satz für Streichquartett” di Anton Webern, opera giovanile d’influenza shoenberghiana, che mescola stilemi tardo romantici ed elementi dell’astrattismo viennese. Accenti dodecafonici per un raffinato lirismo espresso dai violini, dal pizzicato del violoncello. Con maestria l’ensemble rilegge il non facile “Quartetto per archi in do minore n. 8 op. 110” di Dmitrj Šostakovič, che il compositore scrisse in soli tre giorni a Dresda, nel ’60, per esprimere il proprio biasimo nei confronti del totalitarismo sovietico. “La pseudo tragicità del Quartetto è tale – scriveva il compositore sovietico ad un amico – che io, componendolo, ho sparso tante lacrime”. Nulla descrive meglio il lutto, la tragicità, raccontati nella “splendida compiutezza della forma”. Gran finale con il delicato “Quartetto in Fa maggiore” di Maurice Ravel, scritto nel 1903 e dedicato a Gabriel Faurè. In esso si ritrovano spunti impressionisti, colore iberico, virtuosismo degli archi immaginati del geniale compositore francese. Un Finale strepitoso che fa chiedere a gran voce bis al talentuoso Quartetto d’archi che ha triturato la lezione dei maestri per rendere la musica classica pura poesia.

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