Poetico e toccante

Maresa Galli

KISS & CRY, ELEGANTE ESORDIO DEL NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA

 

Un momento dello spettacolo
Un momento dello spettacolo

Uno spettacolo delicato, poetico, toccante Kiss & Cry al Teatro Politeama di Napoli, esordio vero e proprio del Napoli Teatro Festival dopo lo spettacolo di Nisida, entusiasma il pubblico. Un lavoro inedito, ricco di intrecci d’arte ma presentato con la levità di un verso poetico, è insieme cinema, danza, teatro, backstage, con la telecamera che riprende movimenti in diretta consentendo allo spettatore di osservare i protagonisti contemporaneamente on stage e su schermo. I belgi Michèle Anne De Mey, coreografa e Jaco Van Dormael, cineasta, sono maestri di danza con le mani, NanoDanses, tecnica ideata dal coreografo americano Merce Cunningham. L’intenso racconto che accompagna le immagini sottolinea la presenza/assenza umana, la presenza/assenza di senso che viviamo per tutta la vita fino al raggiungimento di un luogo altro dove tutto si ricompone e i sogni che sembravano seppelliti sbocciano per sempre. La protagonista della storia si interroga su dove finiscano le persone che scompaiono dalla vista e dalla memoria, persone che per un attimo sono state importanti prima di venire risucchiate da un buco nero. “Kiss & Cry”, il nome dell’attesa dei pattinatori sospesi prima che i giudici ne decretino i punteggi e un’eventuale vittoria o fiasco. Le mani degli innamorati si cercano, prima avide, poi distratte, poi annoiate, poi rassegnate, poi di nuovo speranzose, poi disamorate. Le dita plastiche, nervose, di Michèle Anne De May e del danzatore Gregory Grosjean pattinano, scivolando su granelli di sabbia, su piste metalliche, su specchi, paesaggi onirici. Van Dormael e i cameramen riprendono in diretta coreografie e scene di vita costruite con piccoli oggetti della vita quotidiana: stazioni di treni, panchine, camere da letto, alberi, giardini, animali, montagne. L’intenso, ispirato testo di Thomas Gunzig racconta la vita che scorre – la nascita, la sopravvivenza, l’eros, l’amore, la disillusione, la morte.

“Ogni universo – spiega Van Dormael – ne contiene un altro più piccolo. Le miniature sono lo specchio del nostro mondo, con la forza satirica e il potere d’astrazione che crea la distorsione delle scale. Credo che il nostro teatro sperimentale somigli a una composizione musicale”. La coppia, unita nell’arte e nella vita, sta già lavorando al “sequel” Cold Blood: ancora un “nanomondo”, mani che prendono corpo e paesaggi miniaturizzati per riprodurre un intero mondo, quello di sopra e quello di sotto, quello dell’impermanenza e quello che conserva intatte le scatole magiche restituendo la memoria di chi abbiamo tanto amato.

 

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