Posso entrare, un ode a Napoli

Renato Aiello

L’ode a Napoli

Vedendo le prime immagini di Posso entrare? An ode to Naples, il film di Trudy Styler dedicato alla città di Napoli, si potrebbe pensare all’ennesimo film “musicato” sul capoluogo partenopeo. Del resto Clementino in un divertente e geniale rap condensa i quasi tremila anni di questa metropoli, tra grafiche, disegni e un tuffo a Spaccanapoli, seguito dalle vedute del Rione Sanità. Il documentario della compagna di Sting (che compare nel film) è molto di più di un’opera come Passione di Turturro, a ben vedere.

UN ODE A NAPOLI

L’ode del titolo è quella composta dal poeta inglese Shelley in onore di Napoli, meta prediletta e obbligatoria dei gran tour di Settecento e Ottocento. La domanda “Posso entrare” riguarda  il viaggio lento e deciso della regista, la quale fa visita a case, chiese, persone comuni, artisti e attori, cantanti e politici come Alessandra Clemente.

Toccante il suo ricordo e la testimonianza come figlia di una vittima della camorra, al netto di qualsiasi posizione politica si voglia scegliere davanti all’ultimo candidato sindaco donna di questa città, nonché assessore nel doppio mandato dell’ex primo cittadino De Magistris. C’è Don Antonio Loffredo che spiega il lavoro nel quartiere un tempo dei nobili, e poi declassato a rione popolare e malfamato dopo la costruzione del ponte borbonico della Sanità, per collegare Palazzo Reale alla Reggia di Capodimonte. Quello stesso ponte salvato da una donna durante l’occupazione nazista di Napoli, unica e sola città in Europa a liberarsi dai tedeschi con le sue famose Quattro Giornate.

Il drone vola spesso sulla città per portare lo spettatore da un angolo all’altro, alla ricerca di quei buoni esempi di resilienza metropolitana. Uno di quelli che è rimasto a Napoli è l’attore Francesco Di Leva, che racconta l’esperienza del Teatro NEST di San Giovanni a Teduccio, periferia orientale della città.

E poi c’è Roberto Saviano pronto a ricordarci la sua vicenda umana e letteraria dopo Gomorra, ma anche lo street artist Jorit, giusto per citare due personaggi divisivi, nel bene e nel male. Soprattutto il secondo, dopo le polemiche per la sua posizione sulla guerra in Ucraina fin dalla crisi del Donbass, e dopo le parole dedicate a Putin, abbraccio compreso sul palco di Sochi per un festival di street art e murales in Russia.

UN VIAGGIO NELLA RESILIENZA

Al netto di qualche stereotipo, il film della Styler, uscito in sala a novembre scorso e dissolto nei meandri della distribuzione italiana, è una sincera lettera d’amore a Napoli come solo uno straniero saprebbe scriverla. Fotografa l’arte di arrangiarsi e l’amore puro che vive ancora a due passi da un banchetto di caldarroste. Perché molto spesso c’è bisogno, nell’ottica di straniamento, di un occhio esterno per mettere a fuoco meglio, prendere le misure e stabilire le coordinate esistenziali di un luogo denso di simboli, tradizione, Storia, cultura e identità. Senza dimenticare gli innegabili problemi, le difficoltà e tutte le questioni ancora irrisolte allo stato attuale (camorra, disoccupazione).

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web