Povere Creature, il kolossal dove il grottesco è da Oscar

Renato Aiello

Il cinema di Yorgos Lanthimos è da sempre un concentrato di bellezza, grottesco e surrealismo e l’ultima opera, Povere Creature, ne è la prova regina. Il regista greco è tornato a regalarci emozioni in sala dal gennaio scorso e prenota ai prossimi Oscar di marzo una buona fetta di statuette.

IL SECONDO FILM CON EMMA STONE

Cinque anni dopo La Favorita, che regalò l’Oscar 2019 alla migliore attrice Olivia Colman nei panni della regina Anna Stuart, Lanthimos lavora ancora una volta con Emma Stone e le cuce addosso, anzi le impianta – sarebbe meglio dire – un ruolo memorabile. Bella Baxter nella Londra Vittoriana futuristica tratteggiata nel film è una creatura singolare. La troviamo nell’incipit tutto in bianco e nero in uno stadio infantile. Bella è l’esperimento del dottor Godwin Baxter (un dio Frankestein per lei), che ha salvato una donna incinta, gettatasi dal ponte, trapiantandole il cervello del feto che portava in grembo.

Tra animali chimerici (elemento onnipresente nel cinema di Lanthimos), bolle d’aria e macchinari avveniristici, Bella si muove selvatica e capricciosa, fino alla promessa di matrimonio al giovane studente di Medicina, allievo del suo pigmalione. E finché non scopre il sesso. Non abbiamo praticamente mai visto Emma Stone così disinibita e senza freni sul grande schermo. Capace di passare con un battito di ciglia dall’infanzia mentale alla pubertà, fino all’adolescenza dello spirito.

BELLA BAXTER COME PINOCCHIO

Si sprecano i confronti con Frankestein di Mary Shelley ma Povere Creature, che è tratto dal romanzo del 1992 di Alasdair Gray, ricorda quasi una sorta di Pinocchio femminile. Bella è un burattino che diventa finalmente donna, già essendo di fatto una creatura femminile sui generis. Il dottor Godwin, interpretato dal maiuscolo Willem Dafoe, col viso sfigurato come fosse un quadro di Picasso, è il Geppetto da cui scappa Bella per andare nel paese dei balocchi. Quelli erotici però, con l’erotomane interpretato da Mark Ruffalo.

E c’è spazio anche per una Mangiafuoco donna, la maitresse del bordello parigino cui approda la nostra antieroina dopo aver regalato, ingenuamente, tutti i soldi del suo compagno di viaggio in crociera alle povere creature intraviste dalla nave. Denaro finito purtroppo in mani sbagliate, come i soldi dati al Gatto e alla Volpe. Dalla pancia della balena però riesce a uscire la protagonista, fiera e consapevole, sulla buona strada del socialismo e del femminismo ante litteram. Per fare ritorno alla sua Itaca, dal “padre” spirituale ormai malato, e regolare i conti col suo passato. Stavolta però provvista di tutti gli strumenti cognitivi, medici e soprattutto chirurgici per emanciparsi definitivamente.

LA MISE EN SCENE

Fa rabbia la mancata candidatura dell’ottimo Dafoe tra i non protagonisti agli Oscar 2024 (c’è però Ruffalo e la Stone domina fra le migliori attrici, dove potrebbe bissare il premio per La La Land di 7 anni fa). Ma Povere Creature merita per la sceneggiatura non originale, per le scintillanti scenografie, per l’eccezionale fotografia tra b/n e colore, per i costumi e – soprattutto – per l’energica regia di Lanthimos. Un maestro nel dipingere metamorfosi, follia e miserie dell’animo umano come pochi.

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