Lo hanno processato in piena regola, con tanto di avvocatio difensore, pubblico ministero, giuria e testimoni.
Pulcinella è finito in un tribunale speciale, quello allestito dalla Provincia di Napoli, nella sala consiliare in Santa Maria la Nova, processo voluto dal consigliere Luigi Rispoli e dall’Associazione Gli amici di Pulcinella, presieduta da Antonio Pellone.


Ha dovuto rispondere di accuse, follie, qualità, difetti, mai di veri crimini.
Negli excursus dei testimoni e nell’arringa dell’accusa, l’antica maschera partenopea, accusata di tutto e del contrario di tutto, fin dalla nascita si porta dietro un bagaglio enorme di malessseri, dolori, fiurbizie e inventiva, che lo rendono sempre antico e sempre moderno.
Una figura senza tempo che, tra detrattori e appassionati non smette di accompagnare la storia della città di Napoli.
Dipinto, disegnato, rappresentato o in carne ed ossa, come in questo caso, il caro vecchio Pulcinella si trastulla tra musiche, versacci, scherzi, risate. Si difende a accusa, coinvolgendo il pubblico e la giuria con le sue motivazioni.
Diventa internazionale: italiano, francese, spagnolo, inglese, russo, ma anche arabo, palestinese. Giovane, vecchio o bambino. Magro o grasso, con la maschera intera o a metà ha attraversato tutti i secoli.
E’ nato nel 1609 in quel di Acerra, dicono i più, ma forse anche prima.
Se lo contendono più di una città.
Al processo alla maschera più famosadel mondo, erano presenti:
Sergio Zazzera, presidente della Corte, Fulvio Rossi e Mimmo Piscopo, giudici popolari. Il P.M. Orazio Gattola, il cancelliere Umberto Franzese.
Pulcinella Cetrulo, nella persona del ‘guarattellaro’ Bruno Leone, è l’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Maria Sergio.
Sono state ascoltate le testimonianze di Silvana Capuano, Adriana Dragoni, Silvio Pacella, Franco Lista, Roberta Combattente, Maria Grazia Renato, Rosario Ruggiero.
Questi i capi di accusa: uxoricidio a forza di mazzate, abuso della credulità popolare, espatrio clandestino, travisamento, disturbo delle persone.
Ma ne è uscito vincitore Pulcinella, ha avuto “l’assoluzione piena”. Salutando tutti con inchini e perepè si è lasciato fotografare e abbracciare.
Anche lui chiede il riscatto della città, della società. Chiede solidarietà e attenzione. E’ un buono, un “filosofo”, che pensa a far l’amore e a mangiare maccheroni, per istinto di conservazione.
L’evento è stato una bella occasione per parlare di storia, cultura e… speranza.





