Quando la violenza di genere è patriarcale e psicologica

Renato Aiello

Il Codice Rosso, nome della legge n. 69 del 19 luglio 2019 la violenza di genere, non è l’unico elemento cromatico dello spettacolo omonimo andato in scena al Nuovo Teatro Sanità di Napoli. Il rosso avvolge la protagonista Rosaria De Cicco prima con una sciarpa fastosa e soffocante, e poi con una stretta giacca da tailleur, ma anche con un giubbino di piuma d’oca, per non parlare della mascherina, delle sedie e delle luci di scena.

Il colore della passione, dell’amore con cui nasce inizialmente ogni storia votata alla rottura, ma anche del sangue, della gelosia cieca e disperata, lega in un colpo d’occhio i vari corti teatrali da cui è composta la drammaturgia scritta da Nicola Le Donne e Francesco Nappi, che hanno curato anche la regia di questa produzione M&N’S e Il Demiurgo.

A suddividere le storie, interrotte giusto un attimo prima dell’atto violento, ci hanno pensato invece le coreografie di Juna Colurci con una silhouette semplice e poetica, tutte musicate da Giusy Caliendo. Sul palco la De Cicco e Ciro Esposito hanno provato a raccontare le infinite sfumature della violenza sulle donne con intensità e a tratti anche con brio comico, dimostrando che persino l’uomo diventa carnefice di sé stesso col femminicidio. La violenza di genere assume forme economiche di ricatto e sopraffazione o possiede una innegabile matrice patriarcale, ma il più delle volte la sua natura è sottilmente psicologica, fatta di vessazioni e soprusi quotidiani.

Una scena di “Codice rosso “

Si parte dall’aula di tribunale dove l’avvocato tenta di mettere in discussione il “presunto” stupro attraverso delle foto “consenzienti” (nonché dall’iperattività sui social network della vittima coi suoi aperitivi post coitum), per poi passare agli abusi sul posto di lavoro e a quelli subiti dalla moglie che dovrebbe solo ubbidire al marito, rinunciando a carriera e ambizioni sull’altare del focolare domestico. Il patriarcato che resiste all’urto della modernità, nel segno delle prescrizioni di San Paolo negli Atti degli Apostoli o dei vari leader religiosi ultra conservatori sparsi per il mondo. Toccante e tristissimo l’ultimo segmento della pièce dedicato al revenge porn, in cui si intravedono echi dell’episodio di Tiziana Cantone, ricattata per un video privato abilmente diffuso in rete, che ha solo dato prova anni fa della pochezza culturale del maschio italiano e del suo sessismo tossico e irrecuperabile.

 

 

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