Quando l’amore è vendita all’incanto

Maresa Galli

Nel ’74 Reiner Werner Fassbinder interpreta e dirige “Il diritto del più forte”, film sulla storia del proletario Franz, “la testa parlante” che vince cinquecentomila marchi al lotto e si mette con il figlio di una ricca famiglia borghese,

Arnolfo Petri
Arnolfo Petri

Eugen, che lo priverà di ogni mezzo. Il microcosmo sentimentale è metafora brechtiana del rapporto di classe indagato con sguardo lucido, disincantato, spietato sull’utilitarismo borghese che usa le proprie armi (cultura, fascino, conoscenze) per annientare la purezza di chi non ha null’altro che i propri sentimenti. Il film di Fassbinder si conclude con Franz suicida nella metropolitana, derubato degli spiccioli e ignorato dagli amici omosessuali. Un capolavoro, per riflettere sui giochi di potere, sull’amore-merce di scambio, inganno feroce, sul valore dei rapporti umani scanditi dal dio denaro. L’intenso testo di Roberto Russo, ottimo autore che getta uno sguardo critico e poetico su tematiche forti, tratto dall’opera di Fassbinder, si intitola Tutto di un cretino. In scena al teatro Il Primo di Napoli, per la regia di e con Arnolfo Petri, trasforma lo scenario tedesco nel desolante scenario italiano della fiction televisiva “Il Mercante di Amsterdam”. Max, il produttore-imbonitore, vende al malcapitato Dimitru fama, successo, soprattutto sogni! Il prezzo è scontato: i soldi della vincita al lotto del rozzo, primitivo immigrato rumeno, incapace di coniugare verbi e di farsi calcoli. L’amore è vendita all’incanto nello spietato, vuoto mondo borghese in declino di Max e dei falsi personaggi della commedia umana (politici, magistrati, attori, crudeli maschere di un gioco al massacro). Tra i due uomini nasce l’amore, o meglio, in Dimitru, che si affida totalmente al suo amante-mentore, sognando di sfondare in televisione. Un’ironia sferzante ben sottolineata dai due ottimi protagonisti, Petri, capace di rendere tutte le sfumature del personaggio, e Aurelio De Matteis, con il suo italiano imperfetto, con lo sguardo straniato di chi ha toccato il fondo per sopravvivere ma sogna una vita vera ricca d’amore. Per Max i soldi sono il male necessario e il suo linguaggio diviene quello di Shylock, il ricco ebreo del “Mercante di Venezia” di shakespeariana memoria. Chi è più indegno, il corruttore o il corrotto? Chi ha sfruttato l’altro in realtà? Di un cretino, come di un maiale, non si butta niente ma si è costretti ad ucciderlo. Il lumpen proletariat soccombe all’intellettualismo cinico e opportunista, affarista, alle sue logiche che sono quelle dell’utile, della ragione del più forte.

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