Rabbia, dolore, poesia

Maresa Galli

Daniela Cenciotti e Fabio Brescia in una scena
Daniela Cenciotti e Fabio Brescia in una scena (foto di Paola Esposito)

Sarà in scena fino al 18 ottobre al Teatro Arcas di Napoli Letti disfatti. Un amore diverso tra rabbia, dolore e poesia, lo spettacolo scritto da Angela Matassa, Daniela Cenciotti e Fabio Brescia. Una tensione drammatica scoppia nella casa che ha visto felici/disperati Giorgio (Fabio Brescia) e Alessandro, morto di Aids, e la moglie di Alessandro, Valeria (Daniela Cenciotti).

“La drammaturgia di Letti disfatti si rifà a Osborne,- spiega Fabio Brescia, che lo dirige – la mia regia, molto presuntuosamente, a Bergman. Ed è questo complicato equilibrio tra profondità e superficie, tra “intimo” e “dichiarato”, tra “non detto” e “urlato” a farne, a mio avviso, uno spettacolo seriamente moderno”.

Giorgio accusa la donna di aver abbandonato l’amato compagno dopo aver saputo della sua sieropositività, vigliacca, crudele. Lei, invece, innamorata dell’ex marito, non gli ha perdonato il tradimento: dei sogni, delle illusioni del matrimonio perfetto, dell’amore eterno. Ancor meno Francesco (Riccardo Torrente), il figlio di Valeria e Alessandro, riesce ad accettare il complicato rapporto tra i due compagni dell’uomo, l’omosessualità del padre, scoperta quando era poco più che un bambino. Una lite furibonda scoppia nella casa che Valeria vorrebbe vendere per far cessare i dolorosi ricordi, lei, che ha continuato a portare il fardello del ruolo di moglie agli occhi del mondo che non riconosce alcun diritto alle coppie gay. Giorgio, che ha portato da solo il peso della malattia devastante del suo adorato compagno, grida contro la mancanza di cuore, l’ipocrisia degli amici e dei familiari – basterebbe una telefonata, un abbraccio. Un finale che riconcilia, dopo aver fatto ripensare a tutto quello che fa male, che distrugge i rapporti umani, all’indifferenza che schiaccia ma all’amore che è sempre nobile. Il figlio Francesco comprenderà, e coloro che hanno amato Giorgio si stringeranno in un sincero affetto adulto dopo aver attraversato tanto dolore.

Nella piéce, le note di Fiorella Mannoia che canta “C’è tempo” di Ivano Fossati, e racconta di “un tempo per seminare ed uno che hai voglia ad aspettare… un tempo negato e uno segreto… un tempo sognato che bisognava sognare”.

Il giovane Riccardo Torrente
Il giovane Riccardo Torrente

Le scene sono di Anna Barone, i costumi di Simone Cisale. Lo spettacolo, prodotto da I Due della Città del Sole e da Titania Teatro, sarà replicato il 24 e 25 ottobre al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli. Dopo la tournèe in Campania, sarà poi in scena a Roma.

Imperdibile, per dire no all’omofobia, per imparare ad amare. Bravissimi gli attori per una prova di grande tensione emotiva.

 

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