Renato Lori: “Lavorare con i giovani rigenera”

Angela Matassa

Docente di scenografia e scenotecnica, Renato Lori, ha appena terminato il mandato di direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Autore di diversi libri sulla storia dell’Accademia dal dopoguerra ad oggi (con Gilda Cerullo), e di moltissimi lavori per il teatro e per il cinema, è sempre stato attento al percorso degli studenti. Ragazzi che si mettono alla prova e, spesso, scoprono il mestiere del futuro.

Professor Lori, è finita l’avventura.

“Una bella avventura. Che, da un lato, mi ha dato l’opportunità di continuare il percorso iniziato tanti anni fa, ma dall’altro, una volta conclusa, mi concede di condurre una vita più tranquilla, lasciando maggiore tempo a disposizione”.

Renato Lori sul set del suo cortometraggio “Scie”

Qual è il gap principale per i vertici di una struttura, praticamente, universitaria?

“La burocrazia. Purtroppo nel nostro Paese dominano gli iter, per ogni passo e ogni decisione da prendere bisogna passare per valutazioni, supervisioni, carte, budget e documenti. Così si allungano di molto i tempi e la concretizzazione di progetti e iniziative”.

Che cosa andrebbe fatto, secondo lei?

“Si dovrebbe mettere mano alla governance. Innanzitutto, l’Accademia dovrebbe essere equiparata agli atenei, più fluidi. E, a mio parere, la direzione dovrebbe essere affidata un artista puro, che non debba occuparsi anche di sicurezza, di contratto di lavoro e di tanti altri aspetti pratici”.

L’Accademia di Napoli è tra le prime d’Italia.

“Tra le prime tre con Roma e Milano. Abbiamo una sede molto prestigiosa, un teatro interno, ma per i nostri circa quattromila iscritti, avremmo bisogno di molti più spazi. Abbiamo programmi su televisione, ma non c’è uno studio. Anche per la fotografia sarebbe necessario un laboratorio dedicato, come per la pittura, la scultura, il design, la comunicazione”.

Renato Lori e Gilda Cerullo (foto di Gilda Valenza) 

Lei su che cosa ha lavorato in questi tre anni, pensando al futuro?

“Con una visione ottimistica rispetto alla soluzione del problema spazi, non ho ampliato l’offerta, però è aumentato il numero di corsi e di allievi. Da sempre, dalla nostra Accademia escono diplomati che hanno raggiunto il successo. Abbiamo, inoltre, aperto le carriere alias, destinate alle disabilità. Tra queste, il diritto a cambiare nome se si cambia genere.

Che cosa si cerca di più oggi?

“Il settore artistico, come quello turistico, va forte. Questo vale per tutta l’Italia, ma Napoli si distingue comunque. Nei musei sono state fatte belle cose, il MANN è un nostro vanto ed è sempre in crescita. Ma anche le attività commerciali sono fonte d’impiego. Il lavoro non manca. Siamo presenti su molti set cinematografici, nelle tante fiction della Rai. Occorrono anche attrezzisti, tecnici, e tutte le altre figure dello spettacolo”.

“Odinaria violenza” di Calvino. Scenografia di Gilda Cerullo e Renato Lori

Lei è tornato in cattedra. Quanto è prezioso il rapporto con i giovani?

“E’ fondamentale nell’insegnamento. Rigenera, dà la possibilità di un confronto continuo. Che vale reciprocamente. Personalmente, ricordo il lavoro che da giovane ho fatto con Tato Russo, la sua genialità, la sua follia. In questo lavoro c’è una continua ricerca e si impara sempre. Ho lavorato con Buccirosso, Servillo, Gregoretti, Bolognini, De Lillo, Incerti, Francis Coppola, Argento. Ricordo “I vesuviani” con Martone, un film interessante. E con la nuova generazione di registi. Spesso, si lavora con budget ridotti, ma ci si diverte, se si fa ciò che si ama”.

Secondo lei, la città di Napoli ha davvero del genio o è solo un luogo comune?

“In parte è vero. Il napoletano ce l’ha nel sangue. Ce ne accorgiamo quando andiamo fuori, dove, peraltro, ci facciamo valere anche di più. Se lavoriamo con troupe straniere, americane, per esempio, con grandi spazi e molti soldi, sappiamo dimostrare la qualità. Forse è per l’altra capacità: l’arte di arrangiarsi”.

Insomma, non ci mancherebbe niente.

“E’ così. Si dovrebbe restare a Napoli, ma c’è anche la responsabilità della politica. Non distruggere o abbandonare quel che si costruisce e realizzare i progetti. Come quello esistente di dar vita a una nuova Cinecittà a Bagnoli, che stiamo ancora aspettando”.

 

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