Riccardo III giullare di se stesso

Redazione

Prosegue anche quest’anno il lavoro di riscrittura di William Shakespeare da parte di Laura Angiulli, direttrice del Teatro Galleria Toledo di Napoli che quest’anno compie 30 anni di attività. Sabato 18 e domenica e domenica 19 dicembre 2021 va in scena Riccardo III con Giovanni Battaglia, Alessandra D’Elia e Luciano Dell’Aglio.

Jan Kott, attivista politico polacco, critico e teorico del teatro diceva: – spiega la regista – La storia feudale è una grande scala sulla quale sfila ininterrottamente il corteo regale. Ogni scalino, ogni passo verso l’alto è contrassegnato dal delitto, dall’inganno, dal tradimento. Ogni gradino, ogni passo verso l’alto avvicina al trono o lo consolida…”

Da questa citazione parte Laura Angiulli per la sua riscrittura. Infatti il suo Riccardo è quasi giullare di sé stesso. In continuo gioco con la deformità che ne irrigidisce gli atti, egli fa suoi efficaci espedienti rappresentativi che ne esaltano la propensione alla violenza e al delitto. Nessun imbarazzo, nel ruolo di malefico fool. Ma è deformità fisica, o non piuttosto specchio di una più profonda distorsione interiore?” si chiede la drammaturga. Riccardo dichiara di volersi vendicare, della natura che l’ha reso «privo di ogni bella proporzione», e fin dalle prime battute rende manifesti, in sconcertante sincerità, i propositi peggiori.

Alessandra D’Elia in scena

I personaggi femminili, tutti interpretati da Alessandra D’Elia sono anch’esse vittime di una storia che concretizza nell’assassinio il suo farsi. Non sanno sottrarsi al fascino del ruolo regale; al fine di raggiungere quello status, cui rivolgono insensate aspettative, finiscono per mettere in gioco se stesse e il proprio destino, attratte come sono nelle trame di un successo tanto perverso quanto rovinoso.

Su tutte si eleva Margherita, figura possente, depositaria maestosa dell’idea di regalità. Piagata, lacerata, mai asservita brandisce come arma la furia dolorosa che la agita; eppure tra le invettive, (singolare saggio di complicità fra donne) sa trovare parole di perdono e comprensione per le sue nemiche, alle quali si sente unita dal comune strazio per la maternità umiliata.

 

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