Riscoprire Roberto Bracco

Maresa Galli

Una scena
Una scena

Un’icona per tanti intellettuali e artisti, un innovatore molto prima di Pirandello: così Giovanni Meola definisce Roberto Bracco, il drammaturgo e giornalista napoletano, di respiro europeo, le cui opere per troppo tempo sono state dimenticate. Al regista Meola, i cui lavori spiccano per impegno e spessore, va il merito di proporre un Progetto Bracco, l’opera omnia dell’autore che pagò un prezzo altissimo per il suo antifascismo: intimidazioni, una casa devastata, il Nobel che non poté ricevere per ordine di Mussolini che lo accusò di essere anti-italiano, soprattutto la cancellazione dalle scene, dalla memoria, delle sue opere splendide: una fra tutte, “Sperduti nel buio” che conquistò la Ortese. Femminista ante litteram, antimilitarista, pacifista, era in anticipo sui tempi con la sua visione, con l’abilità nella scrittura, lo spessore dei testi.

Bracco, nel periodo a cavallo dei due secoli, ha rappresentato un esempio isolato tra gli artisti napoletani, afflitti da un provincialismo dovuto non tanto alla decadenza della città, ormai non più capitale da decenni, quanto da uno scarso coraggio civile e morale nel fronteggiare la classe dirigente e gli immani problemi che affliggevano la città e, in generale, la giovane nazione italiana. Nel ‘19 fu l’unico italiano, con Benedetto Croce, a firmare il Manifesto degli Intellettuali antifascisti e la Déclaration de l’indépendance de l’Esprit di Romain Rolland, documento pacifista e anti-militarista degli intellettuali europei alla fine della Grande Guerra.

Figura di autentico liberale, affiancò Giovanni Amendola nel tentativo di impedire, con le armi della civiltà e della democrazia, l’avvento al potere del fascismo.

Le sue commedie, prima dell’ostracismo di regime, furono portate al successo dai più grandi attori dell’epoca: Emma Gramatica (che in seguito intercederà per lui presso Mussolini per averne un piccolo vitalizio che Braccò respingerà), Eleonora Duse, Ermete Zacconi, Ruggero Ruggeri. Nel ‘15 Bracco portò in scena, a Torino, “L’Internazionale”, un atto unico che offre un lucido spaccato dell’Italia del ‘14, appena prima dell’entrata in guerra vista attraverso il mondo di Mignon Floris, celebre e affascinante vedette, figura che arricchisce la galleria di forti e interessanti personaggi femminili delle opere di Bracco. Meola, che cura la regia dello spettacolo, ricostruisce alla perfezione ambientazione, atmosfera, drammaticità del testo con un valente cast d’attori che conquista il folto pubblico, numeroso ad ogni replica, di Galleria Toledo. Cucito su misura per Sara Missaglia, il ruolo della chanteuse Mignon Floris è interpretato con passione, con grazia, con misura, con tempi eccellenti, con mimica straordinaria. Il suo partner e manager è Renzo, interpretato da Luca Di Tommaso – insensibile alla guerra, mentre altri vanno a morire al fronte. La controlla un commissario di polizia, interpretato da Luigi Credendino, per scoprire se, dietro i numerosi telegrammi amorosi che la donna invia in tutta Europa, possa nascondersi una spia. Al fianco della vedette la sua cameriera, interpretata da Simona Pipolo. Firma le scenografie Armando Alovisi e i bei costumi sono di Annalisa Ciaramella. Suggestiva, emblematica la cartina d’Europa che giganteggia in scena, arrotolata/dispiegata/spiegazzata/riposta con cura dalla bella Mignon che ha fatto perdere la testa a tanti uomini. E per ognuno di quegli uomini, innocenti morti in guerra, c’è una lacrima, un pensiero doloroso e compassionevole, una critica spietata della crudele guerra e della sua inutilità, immane tragedia che sconvolge la vita di nazioni e di uomini, una realtà mostrata da Bracco attraverso il personaggio di Mignon. L’autore è pienamente consapevole dell’impossibilità di opporvisi e di impedirne gli esiti, tuttavia non è disposto ad accettarla passivamente, secondo gli stilemi magniloquenti della retorica nazionalista allora dominante.

“Roberto Bracco – spiega Meola – è una figura fondamentale nel panorama culturale della Napoli e dell’Italia di fine ‘800 inizio ‘900. Un autore che per motivi politici è stato a torto dimenticato in Italia, pur restando uno dei più famosi intellettuali italiani all’estero, la cui opera è stata tradotta in otto lingue e rappresentata in ventisei paesi, nonché candidato al premio Nobel da alcuni intellettuali scandinavi. Va a lui il merito di aver fatto conoscere Ibsen all’Italia e a lui il merito di aver anticipato il neorealismo con l’opera Sperduti nel buio del 1898”. Oltre allo studio e alla messa in scena delle opere più importanti dell’autore, Meola pensa ad un soggetto cinematografico per ridare completa dignità ad un grande intellettuale che dovrebbe essere d’esempio ancora oggi.

 

 

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