Sanghenapule con Borrelli e Saviano

Anita B.Monti

E’ più che mai citta “di sangue e di lava incandescente” Napoli, nel racconto che ne fanno a teatro Mimmo Borrelli e Roberto Saviano. Due voci molto diverse, esplosiva e trascinante quella del drammaturgo-attore, fredda e cronachistica quella del giornalista. Parlano della stessa realtà ma con occhi differenti, che comunque la raccontano nelle sue facce. Nel suo sangue caldo del suo cuore e nella gelida violenza della criminalità.

Inaugura la stagione con SanghenapuleVita straordinaria di San Gennaro, il Teatro Bellini di Napoli (dal 13 al 22 ottobre 2023).

In uno spettacolo che intreccia il racconto alla poesia, esaltando la lingua napoletana in tutta la sua barocca bellezza, puntando al cuore di Napoli, esplorandone il mistero e la contraddizione.

Insieme in “una scatola, che li contiene entrambi e valorizza le rispettive individualità, attore e narratore percorrono alcune tappe della storia napoletana in una continua osmosi tra celeste e sotterraneo.

È il sangue il filo conduttore di uno spettacolo di parole, luci e suoni, con una colonna sonora originale eseguita dal vivo (da Gianluca Catuogno e Antonio Della Ragione).

Sanghenapule (foto di LorenzoCevaValla)

È il sangue che si scioglie, rinnovando ogni anno il patto tra il santo e la sua gente. E’ il sangue dei primi martiri cristiani, ma anche quello dei “martiri laici” della Repubblica Partenopea, che a fine Settecento tentò di opporre l’ideale democratico all’oppressione borbonica.

E’ l’emorragia dell’emigrazione nei primi decenni del Novecento, quando migliaia e migliaia di italiani varcarono l’oceano in cerca di un futuro migliore. E’ il sangue versato sotto le bombe della Seconda Guerra mondiale. E’, infine, quello degli agguati di camorra.

Una città non sempre amata, fatta dalle mille luci e ombre di cui tanto si parla, ma che la caratterizzano. Così anche per loro. “Vivo un rapporto ambiguo con la mia città, – dichiara Saviano – come può esserlo il sentimento che ti lega a qualcosa di incredibilmente bello e incredibilmente ferito al tempo stesso.

E Borrelli:Credo che le ferite vadano aperte, illuminate, mostrate, additate…”.

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