Sulla scena “uomini schifosi”

Angela Matassa

Non servono grandi scenografie per la messinscena di Brevi interviste a uomini schifosi di David Foster Wallace. Daniel Veronese, infatti, il regista argentino che ha affrontato l’opera dell’autore statunitense suicida, ha voluto una scena tutta bianca, un interno familiare con un tavolo e alcune sedie, tra cui si muovono i protagonisti. Un grande schermo sul quale proiettare il titolo degli otto racconti scelti dalla raccolta originale, per proporre i brevi atti che mostrano i comportamenti maschili nei confronti delle donne.

Nati come monologhi, le storie si trasformano nelle sue mani in dialoghi a due, in cui gli eccellenti Paolo Mazzarelli e Lino Musella, si alternano nei due ruoli, senza alcun aiuto scenico. Un semplice pantalone, una maglietta, piedi scalzi e niente musica bastano. La forza è tutta nella recitazione, nella provocazione, nell’emozione o nel disgusto che le parole possono provocare. Per Veronese, infatti, il teatro deve sollecitare emozioni nello spettatore, deve farlo uscire “cambiato” dal teatro.

Di violenza dell’uomo sulla donna si parla quotidianamente, seppure questi otto personaggi non operano violenza fisica, quanto piuttosto psicologica, subdola, sottile su mogli, compagne, ragazze. Mentendo, raggirandole, offendendole, seducendole in ogni modo, sfruttando perfino la menomazione fisica per attrarle. Mentre esse rispondono con poche parole, qualche frase sospesa, che il regista ha voluto loro consentire.

Paolo Mazzarelli e Lino Musella (foto di Marco Ghidelli)

L’alternanza dei ruoli è per gli attori elemento di bravura ed espressione: nemmeno un oggetto, un particolare per renderlo evidente. E sono straordinari Musella e Mazzarelli nel rendere questo massacro che, a primo impatto sembra raccontare storie di quotidiano orrore, ma che, a fine spettacolo, e soprattutto dopo, portano comunque a riflettere, a soffrire, ad inquietarsi, seppur non manca l’humor, perché, in fondo, in scena c’è la cruda verità, in un crescendo di temi e recitazione che fa guadagnare a Musella nell’ultimo monologo, Donna e uomo, un personale apprezzamento.

Applausi infiniti al Teatro San Ferdinando di Napoli alla prima nazionale della messinscena, che a prima vista fa ripensare alle operazioni di avanguardia dei decenni scorsi ma che, invece, è forse il teatro del futuro.

 

 

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