“Trianon” di Moscato a Sala Assoli con Imma Villa

Maresa Galli

In Sala Assoli di Napoli proseguono gli appuntamenti di “We love Enzo”, rassegna dedicata al compianto Moscato, produzione Casa del Contemporaneo. A dare corpo, voce e anima al testo “Trianon” è Imma Villa con Mariachiara Falcone, Valeria Frallicciardi e Francesca Morgante.

Una retata della polizia porta al fermo di quattro prostitute. Nanà, Lulù 1, Lulù 2 e Lulù 3. L’azione si svolge nel Trianon-carcere, soprannominato “abbascio ‘o tammurro”, bassifondo di emarginati, reietti, “deracines”. Per ingannare il tempo le quattro donne si raccontano e cantano come attrici sul palcoscenico del celebre Trianon-teatro. C’è la cinica e incallita, c’è l’ingenua e sprovveduta, c’è la romantica doverosamente in linea con lo stilema da melodramma, sofferta e minata dalla tisi e c’è infine Nanà, forse un’”operaia”, forse un transessuale, forse solo una creatura femminile che ha dovuto imparare molto presto le maschili leggi della giungla”, scriveva Moscato.

Imma Villa, una delle attrici iconiche di Moscato in “Scannasurice” (foto LePera)

Altri personaggi evocati, non in scena, completano la storia. L’appuntato-secondino, a lungo chiamato da Nanà (Imma Villa), sordo e indifferente alla crescente disperazione delle recluse. Il maniaco Pagnuttella, descritto minuziosamente nelle sue perversioni da Nanà alle altre donne. Il miglior maniaco che tutte le “cumpagne comm’a me” sperano di incontrare. Maniaco si, ma paga bene, e non è peggiore di tanti altri. C’è “Nannina l’Urdema Vota”, anziana prostituta dai denti gialli che tutti i detenuti deridono, Nannina che canta tra le celle con voce da carrettiere. Le donne raccontano le loro vite umiliate, predestinate, marchiate oggi come ieri in un “per sempre” che non concede riscatto. “Ci chiamano me-re-trix e ci trattano come l’immondizia, usate e poi abusate”, spiegano.

La “musica d’ ‘e disperate” vive anche all’interno della cella con forme e modi diversi – scrive Pasquale Scialò, autore delle musiche di scena e di tanti lavori moscatiani – melologhi, invettive verbali e ritmiche di Nanà rivolte all’appuntato, versi spezzati di poesia per musica, involontari “numeri” para-macchiettistici, lunghe filastrocche allusive” costruiscono una partitura musicale per quattro voci femminili. La scrittura di Moscato, stratificata, poetica, magica e mutante, come sottolinea Imma Villa, nasconde in sé mille possibili interpretazioni e necessita di grande studio. Ogni volta che porta in scena un lavoro del compianto drammaturgo, l’attrice aggiunge nuove sfumature e interpretazioni.L’attrice ha già previste ulteriori rappresentazioni dello spettacolo, per tenere sempre vivo il piacere dell’ascolto dei testi di Enzo Moscato.

Lunghi applausi alle brave interpreti che hanno regalato forti emozioni, e lunghi applausi alla lingua poetica, musicale, ricchissima di Moscato.

 

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