Trionfo per lo “Stabat Mater”

Maresa Galli

L'orchestra con Roberto De Simone
L’orchestra con Roberto De Simone

La straziante poesia di Nazim Hikmet, La Bambina di Hiroschima, recita:

“Apritemi sono io… busso alla porta di tutte le sacele ma nessuno mi vede perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta”.

L’esecuzione dello Stabat Mater al Teatro di San Carlo di Napoli è preceduta dalla lettura, da parte di una bambina del Coro di voci bianche, dei versi del poeta, scrittore e drammaturgo turco naturalizzato polacco in un evento dedicato ad Aylan Kurdi, il bambino morto annegato, insieme al fratellino Galip e alla mamma Rehan, originari di Kobane, mentre, ai primi di settembre, sognavano una vita possibile in Europa. Attesissimo il debutto dello Stabat Mater di Roberto De Simone al quale il pubblico del San Carlo tributa interminabili applausi. Il sapiente, originale lavoro di De Simone che sforna autentici capolavori nasce da un manoscritto autografo di Johann Sebastian Bach (1685 – 1750), che diede una trascrizione o parodia unica dello Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi (1710 – 1736). La partitura desimoniana rielabora il genere, contaminandolo con nuovi codici compositivi, moderni, straordinari negli intrecci armonici e vocali, nella erudita commistione di classico e moderno, di cori tradizionali e gospel. Con il testo e la musica De Simone, nello Stabat Mater da Giovanni Sebastiano a Giovanni Battista, offre una rielaborazione nuova capace di fondere il melos pergolesiano e le armonie bachiane. Straordinario l’intreccio vocale di Coro, Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo, con il Coro di Voci Gospel. Moderno l’inserimento di sei fisarmoniche: Ivano Battiston, Luca Colantonio, Mario Stefano Pietrodarchi, Gaiancarlo Palena, Giuseppe Loiero, Giuseppe Gualtieri che si aggiungono all’Orchestra del Teatro di San Carlo. Bravi il direttore Maurizio Agostini, il Coro preparato da Marco Faelli, il Coro di Voci Bianche diretto da Stefania Rinaldi, i fiati, l’elegante violoncello di Luca Signorini. I quattro meravigliosi registri del coro gospel composto da Cheryl Porter, Martin Denise Elessa, Sergio Dos Santos e Keel Watson emozionano con intensità, forte lirismo e incantevoli cromatismi, virtuosismi e intrecci vocali che toccano le vette dell’anima. Lo Stabat suscita autentica commozione, e la perdita del figlio e il dolore della madre sono quelli dei bambini morti di oggi.

Un lavoro straordinario nel quale organico vocale e strumentale, i cori misti e il coro gospel, i diversi tipi di linguaggio sapientemente cuciti assieme, liberano l’invenzione che ha metabolizzato le tradizioni musicali del Settecento napoletano per innovare nel solco della tradizione.

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