Un… baccano teatrale

Anita B.Monti

“Io, mai niente con nessuno avevo fatto” (foto di Dalila Romeo)
“Io, mai niente con nessuno avevo fatto”
(foto di Dalila Romeo)

Il Teatro Galleria Toledo di Napoli dedica un Focus di tre giorni alla compagnia catanese Vuccirìa Teatro, vincitrice della rassegna “Stazioni d’emergenza” per nuove creatività 2014, promossa dallo stesso Stabile d’innovazione. Un’attenzione particolare al gruppo rivelazione, che nato nell’aprile del 2013, ha già portato a casa numerosi premi. Dal 9 al 11 gennaio, Joele Anastasi (autore e regista) con Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano, Simone Leonardi, presenterà due spettacoli: il testo vincitore “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” (9 gennaio) e il nuovo “Battuage” (10 e 11 gennaio).

Il primo ha vinto il San Diego International Fringe Festival 2014, il Roma Fringe Festival 2013 (premio anche per la migliore drammaturgia a Joele Anastasi e miglior attore a Enrico Sortino), il Premio della Critica al Festival Direction Under 30 del Teatro Sociale di Gualtieri.

“E’ un piacere ritornare nella città che ci ha lanciato. – dichiara Anastasi – Il successo è giunto inaspettato e ha superato qualsiasi aspettativa”.

Io, mai niente con nessuno avevo fatto racconta la storia dell’ingenuo Giovanni e di Giuseppe, amore e amante del protagonista, l’ambiguità e la violenza, ma anche la passione carnale e focosa. Siamo nella Sicilia degli anni ‘80, omosessualità, malattia, violenza, morte sono lo spunto per narrare e suscitare emozioni, superando i contesti e le categorie, ma allo stesso tempo focalizzando l’attenzione su tematiche umane e sociali quanto mai presenti e scottanti.

Temi duri, ambientazione cruda e brutale, dialetto. Perché?

“La scelta è quella di raccontare il “come” e non il “perché”, – chiarisce Joele – nel tentativo di mettere a nudo un’anima, spogliata di ogni sua infrastruttura per crearne un modello di riferimento che, attraverso il personaggio di Giovanni, sia valido per tutti e non solo per quelle categorie che si riconoscono nell’omosessualità o nella malattia o nell’ignoranza. Lo scenario è quello forte e violento di una Palermo, di un sud senza filtri. La spinta proviene dal basso per ricordare a tutti che siamo figli di una stessa madre, al di là di ogni estrazione sociale, di ogni sovrastruttura culturale”.

Alcune scene di "Battuage"
Alcune scene di “Battuage”

Subito dopo sarà rappresentato il nuovo lavoro: Battuage. Sulla scena otto cessi pubblici, uno dei luoghi aperti in cui, “zombie notturni” vanno alla ricerca di sesso facile, gratuito o a pagamento. Eterosessuali, transessuali, omosessuali, gigolò, puttane, marchette, scambisti. Il popolo di questo luogo-non-luogo viene raccontato attraverso gli occhi di Salvatore. “Il sesso – spiega Anastasi – diviene l’unico strumento di mediazione tra gli uomini, l’ultimo punto di contatto attraverso il quale fondare delle relazioni. In realtà, il desiderio si tramuta quindi in un affanno distruttivo di quelle relazioni, conferendogli un significato assolutamente anti-sessuale: il suicidio dell’eros”. Si tratta infatti di grandi solitudini che s’incrociano, ma non s’incontrano. “E’ la metafora della vita stessa. In una società della falsa comunicazione occorre uno scossone. C’è bisogno di scuotersi, di eventi anche traumatici per avviare un cambiamento”. E il teatro può. “Certo, – afferma l’autore-regista – resta il luogo della catarsi e della comunicazione. A noi è necessario per esprimere quel che abbiamo dentro”.

Battuage, differentemente da Io, mai niente con nessuno avevo fatto, che è tutto in dialetto, è scritto e recitato in italiano, con alcuni regionalismi, legati ai differenti personaggi.

Vucciria, in siciliano vuol dire baccano, vociare; indica il rumore tipico dei mercati all’aperto. “Un nome che ci rappresenta molto. – conclude Anastasi – Così come l’essere isolani certamente ci caratterizza in modo forte”.

 

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