Un flusso di parole

Angela Matassa

Alfonso Paola
Alfonso Paola

Rappresenta i poeti che più gli appartengono e a cui più appartiene Alfonso Paola, con Non sono quello che sono portato in scena al teatro Il Primo di Napoli, da lui scritto, diretto e interpretato. Lo spettacolo inizia all’accendersi di una lampadina. Sulla scena, al limite dell’essenziale, c’è una tammorra e c’è lui. L’interprete. Anche la regia coincide con lui, con la sua voce, con il suo corpo palestrato, con i suoi occhi cerulei che bucano un ipotetico sipario o quella quarta parete che nel teatro tradizionale separa l’attore dal pubblico. Un flusso di parole, legate da un personalissimo filo drammaturgico, che spazia da Raffaele Viviani a Eduardo, da Shakespeare a Baudelaire, da Moscato e Ruccello a Pazienza e Umberto Eco.

Voci molto differenti tra di loro, riconoscibili dalla lingua: un napoletano d’arte, un italiano attento. Al centro del percorso poetico di Alfonso Paola c’è l’individuo, materia eterna e classica nel dolore, nella gioia, nello stupore o nell’immaginazione. Un uomo che vive e pulsa attraverso il respiro e il sangue che lo rende vivo, mostrando l’altra faccia del dolore: “la bellezza come esca della crudeltà”. E qui, con il tocco della tammorra raggiunge il cuore dello spettatore. Terminato il flusso verbale, l’attore svita la lampadina. L’ipotetico sipario si chiude.

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