UN LIBRO IN SCENA

Gioconda Marinelli

   

Il romanzo autobiografico di Gesualdo Bufalino Diceria dell’untore, diventa spettacolo. Dal primo al 12 dicembre al teatro Mercadante di Napoli nella trasposizione scenica di Vincenzo Pirrotta, che cura anche la regia e interpreta il ruolo del “Gran Magro”, l’anziano primario del sanatorio, che si affianca al protagonista, l’io narrante testimone della vicenda, Luigi Locascio. Pagine d’amore, morte e sensi di colpa, che Bufalino cominciò ad abbozzare nel ’50 e sa crivere nel ’71, a lungo meditate. Un work in progress fino alla pubblicazione che avvenne nel 1981. Il successo fu immediato tanto che nello stesso anno ebbe il Premio Campiello.

L’autore spiegava così l’origine del suo racconto: “Mi è venuto dall’esperienza di malato in un sanatorio palermitano negli anni del dopoguerra, quando la tubercolosi uccideva e segnava ancora come nell’Ottocento. Il sentimento della morte, la svalutazione della vita e della storia, la guarigione sentita come colpa e diserzione, il sanatorio come luogo di salvaguardia e d’incantesimo. E poi la dimensione religiosa della vita, il riconoscersi invincibilmente cristiano. M’importava esorcizzare quell’esperienza; ma soprattutto mi urgeva coagulare eventi e persone intorno a un centro di parole che avevo dentro.”

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