Un mito per i giovani

Angela Matassa

Daniela Fiorentino in una scena

Si misura con un mito Daniela Fiorentino in Edit Piaf, lo spettacolo, dedicato alla grande interprete francese, in scena da mercoledì al teatro Acacia di Napoli, con la regia di Nunzio Zuzo, le scene e il disegno luci di Bruno Garofalo.

“Adoro le sue canzoni e il suo mondo”, spiega l’artista, ultimamente nel cast di “Passione” di John Turturro. “Ho lavorato all’idea con Nunzio Zuzio e Francesco Campanile, che poi hanno scritto il testo. Siamo andati a Parigi, abbiamo girato i luoghi dove la Piaf ha vissuto, studiato foto e documenti, respirato la stessa aria per toccare con mano la sua percezione di Parigi. Il nostro obiettivo è quello dare una sferzata al sistema teatrale, che chiude le porte ai giovani. Sfidiamo le solite logiche dei nomi famosi con qualità e entusiasmo”.

Che cosa vedremo? “Uno spettacolo multiforme. Raccontiamo un personaggio dalle mille sfaccettature attraverso tre fasi della vita: quand’era una bambina povera, a Belville. Da cantante affermata, con le tournée in America, a Parigi e nel mondo, il suo amore per il pugile Marcel Cerdan, per il quale compose “Hymne à l’amour”. E poi la fase decadente, invecchiata precocemente e morta giovane ha pagato gli eccessi di gioventù. Era un miracolo vivente, nonostante le continue cadute si rialzava sempre, sfidando ogni volta la morte. Portiamo sulla scena questa sua forza sorprendente, le sue canzoni, l’amore per il pubblico che era la sua medicina”. In un’ambientazione senza tempo, scandita da proiezioni e gioco di luci, si esibiscono quindici elementi. “Siamo un nutrito gruppo: – spiega la Fiorentino – sette attori, quattro ballerini e quattro musicisti, per interpretare il tempo, le canzoni, i personaggi che hanno diviso con lei la vita. Dal primo impresario Louis Leplée, che la lanciò giovanissima a Lou Barrier, che l’accompagnò fino alla fine, all’amica d’infanzia, Marguerite Monnot. Ci sono anche quattro bambini. Interpreto quattordici pezzi da “Non, je ne regrette rien” alla celeberrima “La vie en rose””.

Una prima edizione nel 2011, poi una nuova versione arricchita. “L’anno scorso ci autoproducemmo e facemmo un tentativo, il successo ci ripagò e quest’anno siamo in cartellone, perciò questo è il debutto ufficiale e sono felice di partire proprio da Napoli”.

Cantante, autrice, attrice dice: “devo molto a questa città. E’ la sua forza propulsiva che mi anima e con la canzone napoletana ho un rapporto indissolubile. “C’era una volta Scugnizzi”, “Novecento napoletano”, “Mal’aria” sono state esperienze meravigliose che mi hanno dato la possibilità di elaborare i classici a modo mio. Nel disco “Sotto il vestito… Napoli”, spogliando la canzone dei cliché, lavorando per sottrazione, ho adattato la voce ai temi trattati: la morte, il sesso, il tradimento, Poi è stato un onore e una grande opportunità essere guidata da John Turturro in “Passione”. Ho imparato a esprimere un canto antichissimo come quello delle lavandaie in maniera essenziale.”.

Progetti oltre la tournée? “Far girare lo spettacolo è la priorità, già abbiamo richieste dall’estero, ma sto lavorando all’idea di un nuovo disco”.

Da poco mamma, Daniela concilia i due ruoli con gioia. “Con l’aiuto degli altri si può fare. Anzi, la mia determinazione e la voglia di progettare sono aumentati”.

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