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Un Wozzeck molto forte alla Fenice

Andrea Di Maso

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Al Teatro La Fenice di Venezia va in scena, fino al 26 ottobre, “Wozzeck” di Alban Berg in un allestimento denso di significato, a cento anni dalla sua prima assoluta. L’opera, ispirata al dramma incompiuto di Georg Büchner, torna sul palcoscenico veneziano dopo oltre trent’anni con una forza teatrale sorprendente, che esalta la sua natura cupa, viscerale, brutale.
Wozzeck una scena
Wozzeck una scena

LA TRAMA

Siamo in un mondo disgregato. Wozzeck è un soldato povero, semplice, sfruttato da un dottore e umiliato da un capitano, mentre cerca di sopravvivere con dignità per sé e per Maria, la donna con cui ha avuto un figlio. Quando Maria si lascia sedurre dal tamburmaggiore, la gelosia e la disperazione consumano Wozzeck fino a spingerlo all’omicidio e alla follia. La storia si compone di frammenti emotivi, come in un montaggio cinematografico, con un linguaggio musicale spigoloso, intenso, in cui ogni parola pesa come un macigno.
Wozzeck una scena
Wozzeck una scena

LA REGIA 

Valentino Villa firma una regia che colpisce per rigore e coerenza. Wozzeck viene restituito al suo nucleo teatrale più puro: un affresco sull’umiliazione sociale, sull’alienazione dell’individuo e sulla discesa nell’abisso. La scena è asciutta, dominata da una tensione costante, con una gestualità essenziale, che amplifica l’angoscia. Villa non cerca letture sovrapposte: scava invece nella miseria umana, lasciando che lo spettatore assista, senza filtri, a un crollo interiore devastante.

LE SCENE 

Come sempre, Massimo Checchettorealizza un impianto scenico di grande suggestione. I volumi sono spogli ma taglienti, come lame visive. Pochi elementi, spesso simbolici, occupano uno spazio che diventa mentale, visione più che ambientazione. Il gioco di luci di Pasquale Mari accentua il senso di isolamento e oppressione. La scena non descrive: evoca, condensa, lacera.

GLI INTERPRETI 

Roberto de Candia è un Wozzeck di carne e sangue. La sua voce baritonale è tormentata, spezzata, perfetta per un personaggio logorato dal dolore. Lidia Fridman dona a Maria una dolcezza disarmante, ma anche una forza tragica. Il tamburmaggiore di Enea Scala è arrogante e brutale, mentre Leonardo Cortellazzi dà al Capitano un’inquietante ironia. Bravi anche Omar Montanari (Dottore), Paolo Antognetti (Andres), Manuela Custer (Margret), e il resto del cast, compresi i Piccoli Cantori Veneziani che aggiungono un tocco agghiacciante nella scena finale.
Wozzeck una scena
Wozzeck una scena

LA DIREZIONE DI MARKUS STENZ 

Markus Stenz dirige con precisione chirurgica, ma senza rinunciare alla passione. L’Orchestra del Teatro La Fenice è impeccabile nel restituire i molteplici registri della partitura: dalla brutalità ritmica agli sprazzi lirici, fino all’abisso sonoro che chiude l’opera. La versione italiana del libretto (traduzione di Alberto Mantelli) si rivela scelta felice: le parole risuonano con forza immediata, e ogni sillaba diventa parte integrante del gesto musicale.
Questo Wozzeck non è solo un’opera lirica: è, prima di tutto, grande teatro. Lo è nella messa in scena, nella recitazione, nell’impostazione registica che restituisce al dramma la sua natura originaria, quella di una pièce crudele, dolorosa, sociale. È una messinscena che fa del palcoscenico uno specchio tragico, dove l’arte non consola ma denuncia.

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