UNA SCENA PER ‘NOVECENTO’

Redazione

Dal libro alla scena, al Teatro Area Nord di Napoli il 5 e il 6 febbraio Novecento, tratto dal più famoso libro di Alessandro Baricco. Ne è protagonista Paolo Cresta prodotto da Vesuvioteatro. Scrivono: “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla“.

Sarà che a leggerla questa frase ci è sembrato di averla scritta noi. Sarà che Novecento è una di quelle storie che segnano il passo del nostro viaggio nel mondo della letteratura. Sarà che se un libro lo leggi cento volte, e ti emozioni sempre, ogni maledetta volta, ti nasce dentro la voglia di condividerlo. Sarà quel che sarà… di sicuro, però, mettere in scena
Novecento è stata una di quelle esperienze che hanno molto a che fare con la felicità,
Poche pagine, una sinfonia di parole, e una storia che sembra riecheggiare leggende d’altri tempi. Si diceva che  il ‘Virginian’ fosse un piroscafo, che negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi, e che nelle sue stanze si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. E di lui si diceva che la sua storia fosse stata pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. E che nessuno ne conoscesse il perché.
Una fiaba struggente, amara, dolcissima. La storia di un pianista eccezionale, capace di suonare una musica meravigliosa, una musica che non esiste da nessuna altra parte che non sia l’oceano. Il suo nome è Novecento, il suo mondo una nave dalla quale non sa scendere. Perchè oltre quella nave c’è la vita. Quella vera. E la musica, quella che  suona perché l’oceano è grande e fa paura” è invece l’unica vita che sa  immaginare. E’ una musica che può suonare attraverso ottantotto tasti, una musica infinita attraverso uno strumento finito. L’unica musica che Novecento sa suonare. La sola vita che può vivere.
Una storia straordinaria da raccontare, lasciando che le pagine scritte diventino emozioni da condividere. Lasciando che sia la voce di un unico narratore a far echeggiare. Una musica che non può essere suonata. Lasciando che, ancora una volta, la letteratura diventi teatro con la sola forza di un attore che restituisca carne e sangue alle parole di carta
“.

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