“Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller

Maresa Galli

In scena al Teatro Bellini di Napoli, fino al 26 novembre, Uno sguardo dal ponte (“A View from the Bridge”)  di Arthur Miller, del 1955, nella traduzione di Masolino D’Amico, regia di Massimo Popolizio, con lo stesso Popolizio, Valentina Sperlì, Michele Nani, Raffaele Esposito, Lorenzo Grilli, Gaja Masciale, Felice Montervino, Gabriele Brunelli, Adriano Exacoustos. Una produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale e Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale. La piéce andò in scena per la prima volta a Broadway nel 1956 e nel West End londinese per la regia di Peter Brook. In Italia lo diresse per primo Luchino Visconti all’Eliseo, nel ’58. Molti ricordano la versione cinematografica del ’62 di Sidney Lumet con un intenso Raf Vallone nei panni di Eddie Carbone e Jean Sorel in quelli di Rodolfo.

Massimo Popolizio in un momento dello spettacolo

Lo scrittore americano ambienta la storia a Brooklyn, negli anni ‘50. Eddie è un italiano emigrato a New York, lavoratore portuale. Il sogno americano, l’immigrazione, la famiglia patriarcale, chiusa e arcaica degli italoamericani di Brooklyn: è lo sguardo di Miller sulla comunità italiana in America, ispirato a un fatto di cronaca che lo colpì profondamente. Eddie vive con la moglie Beatrice e con l‘adorata nipote, Catherine, di cui è morbosamente geloso. Catherine è quasi diciottenne, e vive sotto la tutela degli zii dopo la morte dei suoi genitori. Come tutti i giovani ama la musica, il ballo, il teatro ma Eddie si mostra contrario e iperprotettivo. Beatrice ospita a casa due cugini, immigrati illegali provenienti dalla Sicilia, “senza picciuli”, ed Eddie si dimostra contrariato dall’arrivo dei due estranei, Marco e Rodolfo. Decisi a trattenersi per pochi giorni, stravolgono i loro piani. Rodolfo si innamora di Catherine, che ricambia. Il biondo, vivace giovane, amante del canto, del ballo, deciso a vivere in America, con la motocicletta, è ostacolato da Eddie che, matura un’incontrollabile gelosia.

Eddie, devastato, si rivolge all’avvocato Alfieri per chiedere consiglio su come impedire le nozze tra i due giovani. Non potendola spuntare legalmente, l’uomo si vendicherà denunciando i due uomini all’Ufficio Immigrazione. Sulla scenografia di Marco Rossi di mobili grigi, specchio di un nucleo familiare antiquato, asfittico, campeggia l’ombra del ponte. Le “stanze” pinteriane, sartiane, brechtiane, di Albee, Tennessee Williams, di Neil Simon, di Miller, con i loro arredi poveri e simbolici, sono l’adeguato campo d’azione, la cornice disadorna del dramma in scena. Ossessione, possesso, gelosia, erotismo, egoismo, voglia di riscatto sono le passioni devastanti che agitano i protagonisti del dramma milleriano costruito in un microcosmo italiano, siciliano.

Massimo Popolizio e Valentina Sperlì

Belli i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Gianni Pollini, il suono di Alessandro Saviozzi. Massimo Popolizio è grande regista e soprattutto attore, carismatico, così come il cast che dirige. Da capofamiglia prepotente e ostinato, si muove a tratti come una marionetta, rendendo il dramma grottesco. Bravi Valentina Sperlì, nel ruolo di Beatrice, respinta dal marito, e di Michele Nani, nel ruolo di Alfieri, avvocato e narratore della storia che si confida con il pubblico. I drammi sociali e politici di Miller sono ancora oggi le sue opere più apprezzate, come dimostra la forza delle sue storie che non hanno bisogno di riletture e men che meno di orpelli.

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