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VA IN SCENA IL FONDAMENTALISMO

Redazione

Portare in scena il Fondamentalismo inteso non solo in senso religioso ma anche politico, artistico e culturale. Questo è il progetto del direttore artistico Antonio Latella per la nuova stagione 2010/2011 del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, che inaugurerà la sua programmazione, lunedì 4 ottobre con Auguri e figli maschi! Sei sguardi d’autore sul Fondamentalismo.

Sei monologhi per la regia dello stesso Latella, che saranno in scena uno al giorno, da lunedì 4 a sabato 9 ottobre e, consecutivamente, in una maratona, programmata per domenica 10 ottobre dalle ore 12.00.

Uno spazio scenico unico contraddistingue i sei monologhi, che affrontano le diverse valenze del Fondamentalismo: i primi tre quella prettamente politica, i successivi quella più individuale e umanistica. Il primo monologo, Altare per voce sola: Maria (di Ken Ponzio, con Valentina Vacca), affronta la tragica vicenda delle ragazze turche, costrette a suicidarsi per salvare l’onore della propria famiglia. Si prosegue con Fondamentalismo dell’illuminismo (di Alexandra Millner, con Caterina Carpio), ispirato alla storia di Ayaan Hirsi Ali, che, nell’esilio europeo, si libera dell’hijab e della repressione dell’Islam radicale.

Il terzo monologo, Kamikaze Number Five (di Giuseppe Massa, con Massimiliano Loizzi), racconta le ultime ore di vita di un kamikaze, il quale, prima dell’esplosione, saluta la sua famiglia, morta prima di lui. Maria (di Francesca Manieri, con Candida Nieri), è la convulsa narrazione di una madre nel delirio d’amore per suo figlio, incarnazione della vita e dell’impossibilità del distacco. Il Gatto Nero (di Letizia Russo, con Daniele Fior) è basato su un’opera di Edgar Allan Poe, mai rappresentata in Italia. Protagonista è un gatto, sottoposto alle più crudeli angherie dal suo padrone, eppure portatore di un inspiegabile amore nei suoi confronti. La chiusura è affidata a un monologo che racconta il Fondamentalismo nell’arte,

Caro George (di Federico Bellini, con Giovanni Franzoni). In scena un momento della vita di Francis Bacon, in cui trionfo artistico e fallimento esistenziale si sono sovrapposti, quando, alla vigilia della mostra che l’ha consacrato nel mondo dell’arte, George, il suo amante e modello, si tolse la vita.

Le scene sono a cura di Fabio Sonnino, il suono di Franco Visioli, le luci di Simone De Angelis, i costumi di Graziella Pepe, i movimenti scenici di Francesco Manetti, la realizzazione dei costumi di Cinzia Virguti. Assistente alla regia Catherine Schumann.

Scrive Antonio Latella: “6 autori propongono un racconto. Sei monologhi per una mostra di parole.Quadri dipinti con visioni diverse del Fondamentalismo. Tele senza cornici, come una mostra incompiuta, senza fine, inizio o intervallo. Linguaggi estremi che dipingono il senso e il non senso della fine. Atti unici, gesti compiuti e un solo binario verso la meta. Un viaggio alla ricerca di un linguaggio che traduca l’estremo urlo di chi muore per un’idea, per un Dio o per un amore.

Vivere per una causa. Vivere e morire in nome di ciò in cui si crede. Mettere un punto. Una specie mostruosa chiede con il sangue di sopravvivere.

La violenza machista che vince sulla dignità della donna e sulla sua forza creatrice. Immagino un luogo astratto, una foto sovraesposta. Corpi che dipingono nuovi mondi usando ripetizioni infinite di un oggetto nella sua totale integrità. Un febbrile monologare, schegge di parole che urlano vita e spettatori pronti al sacrificio dell´ascolto per compiere un atto civile e politico.

Morte o salvezza? Desiderio o maledizione? Auguri e figli maschi”.

 

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