Verace e dominante Filumena

Angela Matassa

Una scena
Una scena

Non ho voluto rivedere nessuna versione precedente. Sono me stessa e mi auguro di piacere così”. Gloriana è chiara. E semplice nell’affrontare la nuova prova teatrale che la vede nei panni di uno dei personaggi più celebri della drammaturgia del Novecento, quella Filumena Marturano, scritta in dodici giorni da Eduardo De Filippo su richiesta della sorella Titina, scontenta delle minime parti assegnate alle donne nella produzione del fratello. E ci dovette rimettere mano l’autore, non ancora contento dell’impatto e della forza morale della sua protagonista. Una donna, come tutti sappiamo, dal forte temperamento, da una volontà ferrea, apparentemente vittima di uomini e di un uomo in particolare, che, infine, al suo cospetto, appare misero e debole.

E quale interprete è più adatta a impersonare una donna del popolo, una giovane, costretta dalla famiglia a vendere il proprio corpo per poter vivere, ma ricca di sentimenti e ferma nei principi, di un’artista che esprime il cuore della gente, come Gloriana.

Dopo tante attrici famose, brave o meno, mitiche e non, affidare a lei (che mitica lo è per il suo numeroso e fedele pubblico) questo ruolo a molti era sembrato un azzardo. Ma bene ha fatto Nello Mascia, regista e protagonista, a scegliere un’artista popolare per la sua Filumena.

Precisa nell’interpretazione, chiara nelle battute, appassionata negli scontri con quel Mimì Soriano, che domina anche sulla scena, è donna e madre, che si riscatta nelle parole e nelle azioni. Mentre lui, uomo borghese di scarsa moralità, superficiale e sicuro, grazie ai denari, appare dimesso e troppo facilmente succube.

La messinscena, giustamente moderna, pone sul palcoscenico pochi oggetti, che ruotando mostrano i diversi ambiti dell’appartamento in cui si svolge la storia, il gioco di luci crea suggestive atmosfere.

Appare superflua la citazione a Marilyn Monroe per caratterizzare la giovane amante (e infermiera) del Soriano, ma giusta la sforbiciatura del testo originale che, comunque, non perde né forza né significato. Grazie anche al sax struggente di James Senese.

 

Dopo il debutto al Teatro San Ferdinando di Napoli, lo spettacolo replica dal 22 al 24 gennaio al Teatro Troisi di Napoli

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