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Virgili/Aurora: la maga di “Opera di periferia”

Angela Matassa

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Attrice di teatro e cinema, Maria Rosaria Virgili ha al suo attivo una ricca carriera di interprete. Dai testi della migliore tradizione napoletana, ai contemporanei, alla nuova drammaturgia. Ha da poco lasciato il set per alcuni lavori cinematografici e da domani sera sarà in scena al Teatro Augusteo di Napoli, come protagonista del musical “Opera di periferia” di Peppe Lanzetta, diretto da Bruno Garofalo.

Signora Virgili, lei interpreta il ruolo della Maga Aurora vent’anni dopo la prima messinscena. Che effetto le fa?

“Sono davvero felice di essere ancora una volta accanto a Peppe Lanzetta in questo suo lavoro così attuale. Il ruolo è lo stesso, ma il sapore è diverso. Viene da dentro, è più viscerale di allora, come tutto lo spettacolo. Grazie anche alle musiche create per questo nuovo allestimento da Maurizio Capone, che sarà sul palco con il suo gruppo BungtBangt”.

Ci lasci immaginare il personaggio e il suo significato

“Per me, la Maga Aurora significa vedere ciò che il mondo non vuole guardare. E’ una veggente dei tempi moderni. Una lente d’ingrandimento su un’epoca che ha smarrito il cuore. Una voce che trasforma il dramma sociale in una poesia cruda senza filtri”.

Maria Rosaria Virgili

Aurora ha un figlio giovanissimo, alla ricerca di qualcosa, di una strada giusta. Come madre come si regola?

“Carlucciello sogna di fare il pugile, per emanciparsi dai pericoli del quartiere. Ma lei non vuole: sa che anche in questa scelta c’è un pericolo, tra criminalità e illegalità. Lasciata dal marito, Aurora ha perduto un fratello per droga e teme che pure il figlio rischi la morte”.

Dopo tanto tempo è stato necessario modificare il testo?

La locandina

“No, è modernissimo. Aurora è uno sguardo che sembra venire da un altro tempo, ma quando parla, è la sua voce di oggi. Tagliente, umana, intrisa di una malinconia, che ha conosciuto la strada”.

In perfetta linea con tutti i lavori di Lanzetta.

“Infatti. L’Opera di Peppe è nata da un’urgenza che condividevo: portare in scena quello che i telegiornali tagliano. Il respiro, le paure, la poesia del fallimento”.

Lei crede che il Teatro possa contribuire al cambiamento della società?

“E’ la domanda che mi pongo sempre. So che io, come attrice, posso mostrare qualcosa. E mostrare è già un atto politico. Il mio compito è quello di accendere un riflettore su chi vive ai margini, non per pietà, ma per rispetto. Ogni ragazzo che sbaglia è un pezzo del nostro specchio: se lo rompiamo, smettiamo di vederci”.

 

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