Per la sezione “Teatri di un Dio minore”, debutta al teatro Il Primo di Napoli (in scena fino al 28 novembre) Il viaggio a Buenos Aires work in regress di Amanita Muskaria, traduzione di Francesco Groggia, con Francesca Bianco, musiche di Francesco Verdinelli, regia di Carlo Emilio Lerici.
Dopo il successo ottenuto in tutta Europa arriva in Italia uno dei testi più celebrati della nuova drammaturgia polacca. “Il viaggio a Buenos Aires” delle sorelle Gabriela e Monika Muskala (Amanita Muskaria). Lo spettacolo racconta di una donna che progressivamente sta perdendo la memoria e la coscienza di sé stessa. Volutamente non si parla mai espressamente di Alzeihmer. Il disagio della protagonista assume così un valore simbolico non strettamente legato ad una patologia fisica e proprio per questo restituisce meglio la drammaticità della sua condizione.
La protagonista bussa a una porta, una casa o forse una chiesa, ma nessuno le apre. Parla, chiede. Le sue domande riguardano cose che non riesce a ritrovare. E poi preghiere storpiate, canzoncine popolari, parole in inglese e frammenti di lettere che sta provando a scrivere (ai suoi figli, a sua sorella in Argentina, alla madre morta) nelle quali chiede di disperatamente che qualcuno la porti via. La sua memoria frammentaria va via via perdendosi sempre di più. Le rimangono soltanto sentimenti semplici: paura, rabbia, angoscia.
Il linguaggio che usa non è omogeneo, infatti riflette i vari momenti della sua vita. E poco a poco si disintegra, le parole sono confus, o sono solo sillabe. Tenta di scrivere con una forchetta, non si ricorda più quanti figli ha. Memoria, identità e linguaggio sono fattori indivisibili.
Alla fine la porta si apre.





