New York, Chinatown. Un poliziotto dai modi piuttosto sbrigativi, il capitano Stanley White (Rourke), di origine polacca e reduce dal Vietnam, si scontra con il giovane e spietato boss della mafia cinese Joey Tay (John Lone). Nella loro spietata lotta senza quartiere, Tay gli farà uccidere la moglie Connie (Caroline Kava) e violentare l’amante, la giovane giornalista televisiva Tracy (Ariane Koizumi). Alla fine, White ottiene la sua vendetta su Tay ma non può cambiare la situazione a Chinatown dove, purtroppo, è sempre dominante l’intreccio tra poteri legali e illegali.

Michael Cimino con “L’anno del dragone” (Year of the Dragon, USA, 1985) gira un poliziesco teso e iper-violento sullo sfondo di una inquieta Chinatown, mettendo in scena la contrapposizione netta tra due individui e tra diversi gruppi etnici. Scritto dallo stesso regista con Oliver Stone, partiti da un romanzo di Robert Daley, il film all’uscita nelle sale suscita immediate polemiche per la sua immagine violenta di un’America metropolitana ma si tratta di un noir sontuoso e cupo, dove avidità e passioni spingono gli uomini ai crimini peggiori.
Nel film i personaggi hanno una psicologia molto ben definita ed il regista mette in scena un’acuta analisi sociale del “melting pot” degli Stati Uniti, tragicamente caratterizzata dalla disillusione per un sogno americano tradito da tempo. La vicenda è semplice, una classica storia “guardie & ladri” ma la narrazione è azione pura, con sequenze spesso magistrali nell’utilizzo della macchina da presa, dialoghi sferzanti e numerosi colpi di scena, con costante equilibrio tra momenti pubblici e privati dei personaggi. Il film propone due figure distanti, differenti: il poliziotto, burbero e violento, e il mafioso, giovane e spietato, entrambi marcati etnicamente e culturalmente ma che il loro agire rende simili, in quanto ognuno dei due è disposto a tutto pur di sconfiggere l’altro.

Da ricordare le straordinarie interpretazioni di Mickey Rourke, perfetto nel ruolo di White, che dà vita a un personaggio che entra di diritto nell’Olimpo dei detective hollywoodiani e di John Lone, magistrale nei panni di Tay, che con la sua eleganza e il suo volto imperscrutabile dipinge una delle migliori figure di villain degli anni ‘80. Michael Cimino, autore di opere in cui ritmo, cura dell’immagine e della caratterizzazione dei personaggi vanno di pari passo, nel solco della grande tradizione dei maestri di Hollywood ma sempre con un occhio critico verso la società statunitense. Con “L’anno del dragone”, Cimino realizza uno dei migliori polizieschi degli anni ’80 e, probabilmente, uno dei suoi migliori film, nitido esempio della sua poetica cinematografica.
