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Ghost In The Shell, anche le macchine hanno un’anima

Gionata Bertolini

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Il 1989 ha rivoluzionato per sempre il mondo dei manga giapponesi. Con Ghost In The Shell (Kokaku Kidotai in giapponese) infatti, l’autore Masamune Shirow ha segna to una vera e propria svolta nelle tematiche trattate nell’industria fumettistica del Sol Levante e del mondo intero.

Nel 2029, anno in cui si svolgono le vicende, grazie a un vero e proprio boom tecnologico, la società giapponese si avvale sempre più dell’utilizzo di robot dall’avanzata intelligenza artificiale in tutti i settori.

Sempre più velocemente anche gli umani sostituiscono parti del loro corpo con impianti meccanizzati per aumentare o sopperire alle loro necessità. Compreso l’innesto di sofisticati micro impianti nel cervello, al fine di poter aumentare le capacità, dando vita ad una nuova frontiera dell’essere umano.

Questo massiccio contributo dato dal progresso però, farà sviluppare altrettanto velocemente l’insorgere di attività criminali. Che attraverso attacchi da parte di cyber terroristi, sconvolgeranno la società del progresso.

LA STORIA

La storia segue le vicende della squadra speciale governativa denominata “Sezione 9”. Che si occupa di investigare e debellare le minacce derivate dal crescente cyber terrorismo sul suolo giapponese.

Ghost In The Shell, il fumetto

Diretta dal veterano Daisuke Aramaki, l’unità investigativa (composta da sei elementi con competenze specifiche diverse) è comandata sul campo dal “Maggiore” Motoko Kusanagi. Donna implacabile dal passato nebuloso, che possiede uno dei primi corpi artificiali. Il suo cervello, infatti, le fu innestato a seguito di un tragico incidente avvenuto quando era ancora bambina. Con una incredibile esperienza militare sul campo, è da sempre impegnata nella ricerca di sè e del proprio essere. In quanto anima (definita Ghost nell’opera) racchiusa in un corpo cibernetico dalle alte prestazioni (Shell appunto).

UN PRECURSORE DEI TEMPI

Ghost in the shell è un precursore dei tempi moderni. Nel manga originale viene a delinearsi in maniera ineluttabile una possibilità inaspettata ma inesorabilmente tangibile. Con l’avvicinarsi alla perfezione tecnologica, i robot, oltre ad assumere sembianze sempre più umane esteticamente, potranno sviluppare una propria coscienza? Una propria anima?

Nel manga, la risposta viaggia sempre in bilico tra la reale possibilità e una volontà da parte dei propri creatori di voler rifiutare questa eventualità. Ma è seguendo la volontà umana di insegnare alle macchine i propri comportamenti, le proprie abitudini e i propri vizi che il destino dei cyborg sarà quello di evolversi in vere e proprie “creature nuove”. Entità che potranno scrivere un proprio destino grazie alle loro coscienze, evolvendosi attraverso le scelte dettate dalla loro anima, dal loro Ghost.

IL CONCETTO DEL GHOST

Quello di Ghost In The Shell è un concetto d’avanguardia al passo con le grandi tesi avanzate nelle opere di Isaac Asimov e di grandi filosofi russi dei secoli scorsi. L’anima, in quanto elemento etereo, può dunque manifestarsi in forme diverse. In questo modo la natura non è più l’unica ad avere la possibilità di affermare se stessa attraverso un’io biologico, ma anche attraverso manifestazioni legate al mondo artificiale.

Partendo da questo assunto si può affermare che l’intangibilità dello spirito può trovare rifugio in un qualsiasi corpo, senza nessun tipo di distinzione. Il Ghost può farsi strada e svilupparsi in infinite forme, assumendo sembianze umane, artificiali o manifestandosi nell’etere e nella rete. Nel caso di Kokaku Kidotai nel web, come manifestazione digitale di un essere umano che trascende il proprio corpo fisico e, rimanendo un’entità senziente nel mondo cibernetico, afferma con forza il proprio posto nell’universo, nel tempo e nello spazio.

 

 

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