“L’inconscio non è il selvaggio, l’istintuale, il barbaro.
L’ignoto che concerne l’inconscio è sempre presente nella forma di un desiderio
che esige di essere riconosciuto e fatto proprio”.
Massimo Recalcati
Massimo Recalcati ha tenuto la sua lectio magistralis dal titolo: “Un mistero in piena luce: l’inconscio” per la rassegna del “Festival delle idee” al Teatro Malibran di Venezia, proponendo un viaggio tra filosofia e psicoanalisi, incantando la platea alla scoperta della mente umana e dell’ignoto, evidenziando come l’inconscio è fortemente presente nell’umano e in continua lotta per emergere ed essere riconosciuto.
IL TEMA DELLA LECTIO MAGISTRALIS
Questo, dunque, il tema principale della lectio magistralis, facendo riferimento soprattutto al padre della psicoanalisi. “Freud non è, – dice Recalcati – il Cristoforo Colombo del mondo psichico, non scopre un territorio che già esisteva, ma inventa l’inconscio, come era successo con l’invenzione della scrittura o della ruota, in quanto non c’erano prima”.
Si pensa che il concetto di inconscio era già presente da Platone a Nietzsche, ma Freud frattura la ragione filosofica e introduce l’idea che esiste un pensiero, che non appartiene all’IO e non rientra nella sfera della coscienza umana, separando il cogito dall’essere.
L’inconscio, secondo Freud, è una parte della mente che ospita ricordi, desideri ed esperienze rimossi dalla coscienza. Questi contenuti continuano a influenzare il comportamento e le emozioni degli individui, spesso in modi che non sono immediatamente evidenti. L’inconscio è un contenitore di spinte emotive e conflitti irrisolti e il sogno diventa spesso la via per accedervi e rivelare ciò che è nascosto nella mente umana attraverso simboli da interpretare.

Recalcati non si sofferma sui sogni, ma sul processo di elaborazione nei lapsus. Racconta lapsus esilaranti che ha raccolto dai suoi pazienti che definisce i veri insegnanti dell’inconscio per gli psicanalisti. Rivelano la loro importanza e i significati che portano a comprendere il pensiero umano in modo più profondo. Tra i vari lapsus racconta di un paziente che, indeciso se sposarsi o meno, durante un’ennesima seduta, invece di dire “matrimonio”, dice “manicomio”. Per quest’uomo il matrimonio è un vero manicomio, una follia, una prigione.
Una parte della lectio è stata dedicata a un tema di grande attualità: il rapporto uomo-donna. Agli amori tossici, alla mancanza di forza di svoltare pagina e ascoltare sé stessi.
di Andrea Di Maso – Venezia
