“Una donna con le palle”. Torna in quel di Napoli da stasera 11 ottobre 2024 fino a domenica prossima, presso Sala Assioli, Simonetta Musitano. Dopo il successo al Napoli Queer Festival e le partecipazioni a Propaganda Live, l’attrice comica, romana d’adozione, ripropone la sua stand-up comedy irriverente. Un genere, come lei stessa lo definisce, “ancora considerato troppo esotico qui in Italia”.
Di nuovo qui a Napoli, stavolta con la stand-up comedy intitolata “Una donna con le palle”. Perché ha scelto questo genere e come mai decide di portarlo a teatro?
“La stand-up comedy, fatta eccezione per Roma e Milano, è ancora poco conosciuta nel nostro Paese. Invece io credo che sia un genere diretto, coinvolgente e veritiero. E, poiché amo il teatro, il mio desiderio è che possa diffondersi sempre di più sulle nostre scene. Con questo spettacolo voglio far ridere, ma anche mettere in crisi le certezze di chi crede che le questioni di genere siano chiare e definite. Intendo portare sul palco la mia verità, senza filtri”.
Lo spettacolo, difatti, invita a riflettere su identità e pregiudizi.
“L’intenzione è quella di scardinare gli stereotipi di genere. Di raccontare in modo veritiero, dal punto di vista di una donna trans, la sua identità, i cambiamenti fisici, le relazioni, il lavoro. Insomma, tutta la sua vita. Una stand-up comedy essenziale e autentica. Un dialogo diretto con il pubblico, dove ogni battuta colpisce le contraddizioni quotidiane che spesso ignoriamo. Uno spettacolo che prende le mosse dall’esperienza personale, ma va oltre, costruendo attraverso l’ironia e il disincanto un ponte emotivo con il pubblico, spingendolo a riflettere su temi attuali”.

Progetti per altre stand-up comedy?
“Certo. Sto lavorando ad un altro progetto che mi piacerebbe intitolare qualcosa del tipo ‘Maurizio Costanzo ha fatto anche cose buone’. Ironicamente cioè, raccontare la caduta dei falsi miti televisivi e politici degli anni ’90”.
Ci spieghi.
“Stavolta la fonte d’ispirazione è stata mia madre, una donna di origini calabresi. E tutte quelle donne che, negli anni Novanta, trovandosi spesso in casa perché casalinghe, tendevano a seguire molto la tv, santificando e idolatrando i personaggi che la popolavano. Che sono tutt’altro che santi o perfetti, come spesso tendeva a ‘smascherare’ Maurizio Costanzo durante il suo show. Intendo raccontare del Berlusconismo e del periodo immediatamente successivo, e di come abbia influenzato in quel periodo la vita, dal lavoro alla stessa tv. Un progetto teso a raccontare il tutto da un punto di vista femminile”.
