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“Neapolitan Shakespeare”, l’abbraccio di poesia e musica

Maresa Galli

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“Fino all’ùrdemo suspiro d’ ‘o munno, quanno po’ turnarraje a nascere, campe int’ ê pparole e stai dint’ a ll’uocchie d’ ‘e nnammurate”

Occorrono cultura, amore per la bellezza, sensibilità e talento per tradurre e musicare i Sonetti di Shakespeare in napoletano. Gianni Lamagna, cantante, musicista, attore, studioso di vocalità e grande, raffinato interprete, è autore dell’unico ed elegante progetto artistico “Neapolitan Shakespeare”.

Diciassette i Sonetti trasformati in canzoni, di cui tredici musicati da Gianni Lamagna, e quattro da Giosi CincottiPiera LombardiNico Arcieri e Paolo Raffone.

Le traduzioni dei Sonetti sono state realizzate da Gianni Lamagna, che si è avvalso della supervisione linguistica di Raffaele Bracale per il napoletano scritto. Progetto pluripremiato, ha dato vita anche ad un cd, a cura dell’associazione “di Musica in Musica” (etichetta Europhone Records).

IL LUOGO

Il concerto si è tenuto nella Chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi a Napoli, perla seicentesca affidata alla Comunità dei Padri Agostiniani. Nella chiesa si tengono eventi culturali dell’associazione di quartiere “Via Nova”, a cura del responsabile Ciro Guida.

La Chiesa è ricca di pregevoli opere di Lorenzo Vaccaro e di Arcangelo Guglielmelli. Custodiva dipinti di Mattia Preti e Luca Giordano oggi in deposito presso il Museo di Capodimonte.

Neapolitan Shakespeare. Gianni Lamagna (ph. Pino Finizio)

LO SPETTACOLO

In scena “Paese mio Bello”, ovvero Gianni Lamagna, Lello Giulivo, Anna Spagnuolo e Patrizia Spinosi, voci.

Li accompagnano Michele Boné e Paolo Propoli alle chitarre, Arcangelo Michele Caso al violoncello e Alessandro De Carolis ai flauti.

Firma la drammaturgia Mariano Bauduin, che racconta al pubblico come l’arte di Shakespeare sia sempre presente nell’opera di personaggi quanto mai diversi, come Brecht, Pessoa, Puskin, Sanguineti, Pasolini. Shakespeare è tutti noi.

Lamagna ricorda, all’inizio del concerto, le tre “A” di Shakespeare sempre presenti nei suoi versi immortali, Amore, Arte e Amicizia, esaltate dalla musicalità e dalla teatralità, dalle mille sfumature della lingua napoletana.

Potenza della parola poetica, fonosimbolica, ricca di più significati, che sposa l’ammaliante melodia che richiama l’opera buffa, la saudade brasiliana, la musica popolare irlandese, il classico napoletano.

Un incanto il Sonnet 17 (‘o dicessette) e il Sonnet 136, ma anche il 3, il 55, il 111, dove si legge l’amara frustrazione della condizione sociale di teatrante, il 23, il 29.

Nel 66 il Bardo esprimeva il disagio per i mali dell’umanità che calpesta il merito, in un mondo in cui chi nasce povero muore sempre povero. Shakespeare, figlio del proprio tempo e insieme eterno, con l’atemporalità della sua arte.

Melodie che incantano nell’interpretazione appassionata dei vocalist, nell’impasto di voci che si fondono/intrecciano con consumata maestria, toccando le corde profonde delle emozioni.

Ottimi, affiatati musicisti accompagnano i fantastici cantori.

Il pubblico non andrebbe mai via e, come bis, i cantanti regalano un medley di canzoni “di coloro che cinquant’anni fa hanno cambiato la storia della musica e la mia vita”, spiega Lamagna: i Beatles. Puri incanti vocali, in uno spettacolo imperdibile che merita di diventare appuntamento fisso internazionale nel grande palcoscenico-mondo.

 

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