
A Napoli tutti recitano, come sosteneva Eduardo, e i bambini certe volte riescono a superare anche i colleghi più grandi e maturi d’età. Quello che succede in Napoli New York di Gabriele Salvatores, forse il miglior film italiano, insieme a Parthenope di Sorrentino, finora passato in sala dopo la pausa estiva. I suoi due piccoli protagonisti potrebbero insegnare recitazione anche agli attori delle pellicole peggiori passate nelle sale negli ultimi due mesi, come Joker o Il Gladiatore.
I PICCOLI GRANDI INTERPRETI
Antonio Guerra, che interpreta lo scugnizzo Carmine, ha quasi gli stessi occhi e il piglio del bambino che diventava poi da grande Robert De Niro in C’era una volta in America di Sergio Leone (e l’associazione con lo sfondo del ponte di Brooklyn si rafforza ulteriormente una volta che i due piccoli napoletani giungono a New York).
Dea Lanzaro nei panni di Celestina è di una tenerezza sconfinata coi suoi occhi tristi, capaci però di brillare in un battito di ciglia subito dopo. Spigliata e vivace, la bambina riemerge a inizio film da uno di quei crolli post bellici che si registrano a Napoli subito dopo la partenza degli Alleati.
LA NAPOLI DEL DOPOGUERRA

Siamo nel 1949 e la città patisce ancora gli effetti devastanti della guerra e la fame. Così un po’ per caso, per gioco o per fortuna, complice un recupero crediti dal cuoco afroamericano di bordo, i due orfanelli finiscono sulla nave diretta dal porto di Napoli a quello della Grande Mela.
Sul ponte li scopre Pierfrancesco Favino, commissario di bordo italiano quasi trapiantato negli Stati Uniti, a suo agio con la parlata napoletana, ma decisamente in imbarazzo col capitano ubriaco della nave (Tomas Arana, reso famoso dal primo Gladiatore) per aver omesso controlli più accurati sui clandestini sottocoperta.
LA TRAVERSATA NAPOLI NEW YORK
Alla fine li aiuta a superare anche i controlli di Ellis Island sull’immigrazione (colpiscono i pregiudizi sociali di allora sugli italiani), e a scoprire la verità sulla sorella di Celestina emigrata anni prima in cerca d’amore e di fortuna. E forse regala loro anche l’opportunità di avere una famiglia, col finale apertissimo al tavolo da gioco, prima dei titoli di coda.
IL SOGGETTO DI PINELLI E FELLINI

Gabriele Salvatores recupera un vecchio soggetto di Tullio Pinelli e Federico Fellini, grazie anche al lavoro di ricerca dello storico del Cinema Augusto Sainati, professore all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, e confeziona un’ottima pellicola. Il nostro premio Oscar per Mediterraneo è sempre una garanzia, ancor di più quando dirige i piccoli dietro la macchina da presa, e la prova fu Io non ho paura.
RICOSTRUZIONE E CAMEI IN NAPOLI NEW YORK
Notevole la ricostruzione d’epoca, dai costumi al set decoration coi prodotti italiani di fine anni’ 40, così come salda e sicura la sua regia tra i due continenti, senza sbavature oltreoceano. Fa piacere ritrovare tra le strade della Little Italy di metà Novecento Peppe Romano, attore di teatro e talvolta anche in tv nella soap UPAS – Un Posto al Sole: qui è un poliziotto ormai integrato nel tessuto italoamericano ma fiero delle sue origini casertane.
