L’impatto emotivo è forte e coinvolgente. È quello generato dallo spettacolo Cose che so essere vere (Things I Know to Be True) dell’autore australiano Andrew Bovell. Nella traduzione di Micol Jalla, per la regia di Valerio Binasco che ne è anche protagonista con Giuliana De Sio e Fabrizio Costella, Giovanni Drago, Giordana Faggiano, Stefania Medri. In scena al Teatro Bellini di Napoli. Uno spaccato di famiglia che si svolge analizzando e via via disarticolando i legami dei vari componenti in una casa ma anche all’esterno, esattamente in un giardino di una villetta nella periferia meridionale di Adelaide, in Australia, dove vivono Bob e Fran Price.
UNA STORIA DI FAMIGLIA
È qui che i due coniugi dialogano e intrecciano la loro vita con quella dei quattro figli – Pip, Mark/Mia, Ben e Rosie – che fanno da baricentro con le rispettive storie nel complesso universo familiare. Legami affettivi che si costruiscono ma che si possono disfare e trasformare nel confronto con la vita reale e con le aspettative dei genitori. Ecco perché l’impatto è altamente coinvolgente: è facile per lo spettatore immedesimarsi e toccare con mano la sorprendente similitudine con lo spazio domestico, dove ci si sacrifica, si lotta per affermarsi, dove i conflitti latenti e manifesti si sviluppano a volte crudamente in quel coacervo contrastante di emozioni permeato però costantemente dall’amore e dall’affetto che è il perimetro familiare.
I FIGLI

Tutto inizia dall’arrivo di Rosie, la più giovane dei quattro figli, che torna a casa dopo un breve viaggio in giro per l’Europa e si scontra con le delusioni vissute e con la difficoltà di dover scegliere il proprio futuro.
Ad accoglierla, anche se sorpreso, il tenero papà Bob (bravissimo in questo ruolo Valerio Binasco), mentre la più intuitiva mamma, Fran Price, coglie che qualcosa non va in quel ritorno.
La penetrante capacita di intuizione di questa madre, una eccellente Giuliana De Sio, è il collante della famiglia. Capacità che quasi sempre appare intrusiva ed eccessiva visto che prevede e anticipa le problematiche di ciascun figlio.
Aspettative personali e collettive che si infrangono continuamente e che, però, non si possono tacere. La mamma che conserva un tesoretto per una eventuale fuga dal matrimonio e verso la libertà. La figlia Pip che vuole lasciare il marito per scegliere una vita più lontana di amore con un’altra persona. Quella che “mi ha tolto il dolore dagli occhi”, dirà alla madre, che non riesce a comprendere la scelta di abbandonare un marito tranquillo e dedito alla famiglia.
Poi c’è Ben, attratto dal lusso e dal consumismo, che si perde in una dimensione dissoluta della vita. Infine c’è Mark/Mia, che la mamma vorrebbe che riprendesse la storia con quella ragazza che le piaceva tanto, ma che lui ha lasciato, in una bella e commovente confessione alla famiglia del suo passaggio di trasformazione da uomo a donna. Dunque la sua nuova identità è quella di Mia.
Insomma, una famiglia contemporanea, dove al centro sono racchiusi i nodi, le insofferenze, anche la noia quotidiana ma che l’amore permea e influisce su ciascuno dei componenti.

Una scena
UNA COMMEDIA MALINCONICA
Il dato più saliente sono le componenti patologiche che fanno capolino. Alla fine il destino si abbatte sulla instancabile madre. E come sottolinea il regista: “Cose che so essere vere è una commedia malinconica di persone che volevano fare della propria famiglia un’isola felice, ma hanno edificato il proprio sogno di felicità su verità nascoste, sepolte nelle fondamenta e soffocate nel silenzio, finendo per sbattere contro l’infelicità assoluta».
Un’altissima coralità interpretativa, bravi tutti gli interpreti, una recitazione dal ritmo incalzante, fortemente toccante a tratti anche divertente, ma che diventa occasione di riflessione.
Le scene e le luci sono di Nicolas Bovey, i costumi di Alessio Rosati, il suono di Filippo Conti, video e pittura di Simone Rosset.
