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Andrea Cubeddu, il cantautore mediterraneo

Renato Aiello

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Cubeddu alla chitarra

Mito e leggende antiche, filosofia greca e la tragedia ellenica sono gli elementi che compongono la musica di Andrea Cubeddu, cantautore sardo di 31 anni, originario di Orani. “Il mio paesino diede i natali a Costantino Nivola, artista muratore e scultore scappato durante la Seconda Guerra Mondiale dalla Sardegna, prima a Parigi e poi a New York, a causa del fascismo, dopo aver sposato una Guggenheim – ricorda Cubeddu, fiero delle origini e del suo conterraneo -. Io mi sono limitato a trasferirmi a Milano per studio e lavoro, ma porto sempre con me la Barbagia nei testi e nelle canzoni in giro per l’Italia”.

DALLA SARDEGNA AL CONTINENTE

Andrea è stato ospite di recente presso Pessoa Taberna Portuguesa, locale di Frattamaggiore dove Rosanna Bazzano, anima un tempo del caffè e bistrot letterario Il Tempo del Vino e delle Rose a Piazza Dante a Napoli, cerca di coniugare la buona cucina lusitana con incontri letterari, musicali e poetici.

Il 4 dicembre scorso ha offerto una piccola antologia del suo repertorio (canta in italiano da quattro anni), confessando di aver mollato l’Accademia nel capoluogo lombardo per suonare nelle strade, partecipare a festival e manifestazioni canore lungo tutta la Penisola.

QUALCOSA DI PERSONALE

Andrea Cubeddu da Pessoa

Andrea sentiva la necessità da tempo di cantare qualcosa di più personale e da qui la scelta di un vero e proprio cantautorato mediterraneo: “I miei temi spaziano dalle introspezioni al racconto delle relazioni amorose vissute in forme più o meno giuste, ma vissute – sottolinea -, senza dimenticare il passato e i bagagli culturali ed esperienziali che ci portiamo dietro nel bene e nel male. La cultura individuale e quella collettiva spesso ci aiutano, talvolta ci bloccano nei rapporti,  a seconda dei casi”.

LA MUSICA DI CUBEDDU

Nella sua musica albergano anche i traumi dell’essere umano, la mitologia e la tragedia greca, “buoni veicoli di insegnamento dell’amore”, aggiunge. Le sonorità viaggiano lungo i tre continenti affacciati sul Mare Nostrum, dal Fado portoghese alla Spagna, dalle tonalità iberiche a quelle più arabe o arabeggianti.

L’opera di Cubeddu non è World Music – tiene a precisarlo -, bensì un folk influenzato da quello anglosassone nell’utilizzo della chitarra, dal blues americano, e dai canti sardi a cappella dei tenori e da quegli strumenti a fiato dell’isola che cercano di imitare le corde.

Il cantautore mediterraneo

NOSTOS, EUDAIMONIA E TERRAFERMA

Non seguo molto i trend, le mode, e preferisco un pubblico di nicchia” rivela Cubeddu, presente sia su Amazon Music che su Spotify, oltre che su YouTube Music, coi brani dei suoi tre album: il primo titolo è del 2020, Nostos, ovvero il ritorno in greco, da cui deriva anche la parola nostalgia; il secondo è del 2021, Eudaimonia, un termine aristotelico per evocare i demoni, quelle voci spirituali della nostra coscienza; e l’ultimo è Terraferma del 2024, un lavoro minimale di voce e chitarra, nato dall’esigenza di coltivare il dubbio, quella forza che scuote da dentro, come un violento terremoto, e fa tremare tutte le idee sulle quali costruiamo la nostra vita, al fine di costruire nuove certezze.

 

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