Dal 7 al 19 gennaio è andata in scena al Piccolo Bellini di Napoli, Don Felice Sciosciammocca creduto guaglione e n’anno, farsa scritta da Antonio Petito nel 1871 per Eduardo Scarpetta, adattamento e regia di Roberto Capasso, anche nel ruolo di Don Felice.
Completano il cast Nello Provenzano, Miriam Della Corte e Valentina Martiniello in questa produzione di Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

LA TRAMA
All’inizio della pièce entrano in scena le due attrici che, tra danze, movimenti scenici e clowneschi e canti di antiche nenie (Fate la nanna coscine di pollo, Lu lupo se mangiò la pecorella) srotolano i due protagonisti-burattini dormienti, avvolti in teli per poi vestirli e ridare loro la vita. Così si incontrano Pulcinella e Don Felice.
Pulcinella (Nello Provenzano) è ormai un vecchio e stanco ciabattino, inacidito, con la sua fame atavica, e vive con la figlia Rita (Miriam Della Corte) e un figlio neonato. Si reca da loro Donna Peppa (Valentina Martiniello).
Nella sua “camera terranea meschinamente arredata” entra Don Felice, giovane studente universitario squattrinato ma di buona famiglia, per farsi riparare le scarpe.
Il giovane, che ha il vizio del gioco, si innamora di Rita, che ricambia.
Ostacolato da Pulcinella, Don Felice giunge persino a prendere il posto del neonato nella culla, per sfuggire all’ira del padre dell’amata.
LA RECENSIONE
Terzo, riuscito appuntamento di Capasso regista con il teatro di tradizione napoletana. Petito ben rappresentava in scena il parlato delle diverse classi sociali.
L’Ottocento era l’epoca di un teatro di attori, come Petito e Scarpetta, spesso anche autori dei copioni da loro interpretati. In quel periodo Napoli possedeva una ricca tradizione di teatro in dialetto.
Qui nella tradizione della commedia dell’arte si inserì Petito con il suo Pulcinella, simbolo e voce del popolo napoletano: “giocoliere e funambolo, attore tragico e maschera, creatura umana e mito vivente, rinnovato poeta di teatro”.
La nuova commedia nell’Italia post-unitaria viveva un processo di mutazione. Ebbe per protagonista la macchietta Sciosciammocca, burattino meccanico, nuova maschera piccolo-borghese che sostituiva l’eversivo Pulcinella, con la sua trasgressione e indipendenza, con la sua anarchia popolaresca.
La gestualità accuratamente studiata, la danza, la musica, la lingua continuamente trasgredita, le essenziali e fantasiose scene di Giorgia Lauro ed i bei costumi dai richiami burleschi di Sara Portolano completano la riuscita messinscena.
Gli attori sono perfetti nei loro ruoli, ben diretti da Capasso che, unendo un’archetipica pagina di teatro e la ricerca performativa, tra il riso e il grottesco, tra sperimentazione e tradizione, ha creato un’autentica magia.