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Intervista ad Emanuele Aldrovandi

Maresa Galli

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A Galleria Toledo di Napoli, dal 7 al 9 febbraio 2025 sarà in scena “Dieci modi per morire felici”, spettacolo di Emanuele Aldrovandi, con Luca Mammoli. Produzione Fondazione Associazione teatrale Autori Vivi, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Nazionale. Con il sostegno di Fondazione I Teatri Reggio Emilia.

IL REGISTA EMANUELE ALDROVANDI

Autore, sceneggiatore, traduttore, regista, insignito di prestigiosi premi teatrali, Aldrovandi ha scritto e diretto tre cortometraggi. Il suo teatro interroga l’uomo e il tempo, ponendo i grandi interrogativi filosofici senza offrire risposte consolatorie. Spettacoli come “Homicide House”, “L’estinzione della razza umana”, “Scusate se non siamo morti in mare” hanno riscosso ampio e meritato successo in tutta Europa.

Emanuele Aldrovandi

“DIECI MODI PER MORIRE FELICI”

Lei torna, con “Dieci modi per morire felici”, a Galleria Toledo. Lo ha definito spettacolo-gioco: cosa significa?

“Si, a Galleria Toledo misi in scena il mio spettacolo “Farfalle”, sono molto contento di tornarci. Lo spettacolo attuale, di cui ho curato la drammaturgia con Jacopo Giacomoni, è un esperimento che coinvolge ogni sera alcuni spettatori, in modo non invadente. Anche il resto del pubblico ha un ruolo attivo. È veramente un gioco: occorre compiere scelte partendo da zero. Il pubblico segue il viaggio di “dieci vite possibili”, per interrogarsi sulla propria. Lo scopo è quello di morire felici e chi ci riesce vince, una sfida folle! L’idea è quella di provare un nuovo modo di coinvolgimento del pubblico senza perdere la profondità dell’esperienza teatrale. È coinvolgente ma si tratta di uno spettacolo teatrale.”

Anche nel suo nuovo romanzo, “Il nostro grande niente”, lei si pone i grandi interrogativi che indaga nei lavori teatrali: il rapporto tra il tempo e la felicità, la ricerca di senso, il rapporto fra uomo e mondo. Siamo indispensabili? Il mondo continua senza di noi?  

“Si, cerco di farlo in tutti gli ambiti: teatro, cinema, narrativa. Non siamo unici ma viviamo esperienze individuali. C’è una malinconia di fondo nell’immaginare l’esperienza che si dissolve ma ciò è anche rigenerativo. È allo stesso tempo un processo affascinante e doloroso.”

L’ASSOCIAZIONE TEATRALE AUTORI VIVI

Lei ha fondato l’Associazione teatrale Autori Vivi: vivi, nel senso di autori giovani, innovatori, che rischiano e innovano.

“Si tratta di un tema controverso. Non conta se gli autori siano giovani o vecchi. Bisogna chiedersi a chi ci si rivolge. Tanti fanno teatro per élite, sostenuti da grosse produzioni che mangiano enormi budget per rivolgersi ad un pubblico di nicchia. Con l’associazione puntiamo ad un pubblico ampio senza abbassare l’asticella della qualità: una via di mezzo. Non ci interessa la commedia facile con i comici televisivi. Il teatro deve far riflettere, ed è molto difficile. Ho ricevuto critiche totalmente opposte per lo stesso spettacolo. Per alcuni era nichilista, per altri moralista…Bene avere opinioni diverse, per me è una medaglia.”

Lei cuce addosso agli attori i ruoli, la messa in scena.

“Si. Non uso gli attori come fossero marionette, ma come parte attiva del processo. Li considero creatori sin dall’inizio. Con Luca Mammoli ho condiviso tutte le fasi dello spettacolo. “Dieci modi per morire felici” è uno spettacolo diverso ogni sera. Le parti vengono riscritte adattandole alla personalità degli interpreti. Ne viene fuori un’estrema naturalezza dello spettacolo, mentre invece c’è tanto artificio da sembrare naturale!”

I PROGETTI FUTURI

Dove porterà il suo spettacolo dopo Napoli?

“Saremo a Roma, Milano, Bologna, Trieste, Modena. A Napoli torneremo il prossimo marzo, al Teatro Bellini, con “Come diventare ricchi e famosi da un momento all’altro”, il mio testo sul rapporto tra ricerca della felicità e realizzazione personale, sulle dinamiche che spingono alla ricerca del consenso.”

Sta lavorando al prossimo cortometraggio?

“Ho appena finito di girare il mio primo lungometraggio, sono al montaggio, alla fase di post-produzione. È tratto da “L’estinzione della razza umana”. Sul modello di “Carnage”, film basato su un’opera teatrale di Yasmina Reza, è girato in un’unica location ed è low budget.”

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