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“Guerra e pace”: uno spaccato della società nobile

Diletta Capissi

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Al Teatro Argentina di Roma, fino al 23 febbraio, è in scena Guerra e pace, con l’adattamento teatrale di Gianni Garrera e Luca De Fusco dal romanzo storico di Lev Tolstoj. Regia dello stesso De Fusco, direttore artistico del Teatro.

Una nuova produzione dello Stabile di Roma, in collaborazione con gli Stabili di Palermo e Catania che, dopo la già apprezzata messinscena nella scorsa stagione di Anna Karenina, completa il dittico ispirato alla letteratura dell’autore russo. L’interpretazione è affidata a un ricco cast: Pamela Villoresi, Federico Vanni, Paolo Serra, Giacinto Palmarini, Alessandra Pacifico Griffini, Raffaele Esposito, Francesco Biscione, Eleonora De Luca, Mersila Sokoli, Lucia Cammalleri.

UN ROMAMZO IMMENSO

Un romanzo immenso che solo un sapiente adattamento teatrale riesce a restituire. L’epicità storica della letteratura russa dell’Ottocento mette al centro l’uomo nel tempo e capace di indagarne gli aspetti più profondi dell’animo umano.

Una rappresentazione complessa ma corale che restituisce con chiarezza le vicende private di due famiglie dell’alta nobiltà russa. I Bolkonskij e i Rostov lasciano intravedere le vicissitudini storiche della Russia zarista e offrono uno spaccato della società nobile, per raccontare anche quella contadina.

L’alternanza di sentimenti di vita e di morte, di gioia e dolore, di guerra e pace che invadono i protagonisti con i contesti drammatici sullo sfondo delle guerre napoleoniche, esaltano la forza storica degli avvenimenti nei quali si trovano a vivere battaglie, matrimoni, morti e balli.

Complice una scenografia con continui passaggi di ambienti e l’alternarsi di proiezioni e apparizioni dal vivo – molto ricercata di De Fusco nelle sue rappresentazioni – viene così offerta all’intera messinscena una vivacità particolare che insieme alle belle musiche restituiscono valore e potenza ad un grande classico dell’800.

Una scena (foto di Rosellina Garbo)

ETERNITA’ E MODERNITA’ DI “GUERRA E PACE”

E’ giusto seguire le indicazioni di De Fusco e stare dalla sua parte, quando avverte che nell’allestimento delle sue opere non ama sentir parlare di collegamenti con attualità perché invece occorre salvaguardare l’eternità di un capolavoro come quello di Tolstoj.

E tuttavia lo stesso regista non può negare il nesso con dolorose vicende dell’oggi, come il conflitto russo-ucraino che ha riportato dopo settant’anni la guerra in Europa. Anche perché quel nesso è ben impresso nella mente degli spettatori mentre il plot e i dialoghi si sciorinano sul palcoscenico.

L’AMORE COME ANTIDOTO

Si può perciò dire che se la storia è maestra di vita lo è anche dei pregi e dei difetti degli uomini, e che di fronte all’uso della forza è la spinta dell’amore l’antidoto giusto. Quello tormentato ma alla fine vincente di Nataša. Quello irrisolto e struggente di Pierre. Perfino Kutuzov, generale riflessivo, simboleggia in qualche modo l’amore: quello per gli ideali che la forza rivoluzionaria di Napoleone travolge. Bravi e convincenti tutti gli interpreti, che ricoprono abilmente più ruoli e più personaggi dell’opera.

Aiuto regia Lucia Rocco, scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, assistente alle scene e ai costumi Francesca Tunno, assistente ai costumi Laura Giannisi, disegno luci Gigi Saccomandi, musiche Ran Bagno, creazioni video Alessandro Papa, coreografia Monica Codena.

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