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“Ok boomer” di Sordo approda in Sicilia

Danila Liguori

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La Sicilia chiama, Nicolò Sordo risponde. Palermo e Catania attendono l’autore e attore veneto venerdì 21 e sabato 22 febbraio 2025. Nicolò Sordo e Filippo Quezel, con la direzione di Babilonia Teatri, saranno perciò in scena con “Ok Boomer (Anch’io sono uno stronzo)”, testo scritto da Sordo e premiato al 14° Premio Tondelli, acclamato al RomaEuropa Festival allo Spazio Franco e ZoCentro Culture contemporanee.

Ancora in scena con “Ok boomer”. Un grande successo.

“Sono passati quattro anni da quando Ok Boomer ha ricevuto il Premio Riccione Tondelli tre da quando io e Filippo Quezel siamo stati in scena a Romaeuropa Festival diretti da Enrico Castellani e Valeria Raimondi di Babilonia Teatri. È passato tempo, siamo cambiati, ma la storia resta quella come le sue implicazioni sul reale. Mia madre, che mi raccontò e di fatto ispirò questa storia, se ne è andata qualche mese fa. Queste due date, sotto il sole crudo della Sicilia che per un periodo della mia vita è stata casa, le dedico a lei”.

In che modo sua madre ha ispirato la scrittura di questo testo?

“Mia madre lavorava in un centro commerciale e, da sempre, mi raccontava che lì il sabato era pieno di furfanti. ‘Ok Boomer’ racconta il sabato pomeriggio in un negozio di articoli sportivi di un centro commerciale, dove ladruncoli di ogni genere prendono d’assalto tutto ciò che gli capita a tiro. Un ragazzino, beccato a rubare un paio di Nike Air, porta accidentalmente alla luce una realtà ben più torbida che si cela nel seminterrato del negozio: un laboratorio dove lavorano delle persone ridotte in schiavitù”.

Una scena di “Ok boomer”. (Foto di Eleonora Cavallo)

Una storia apparentemente leggera che cela temi tristemente attuali.

“Esattamente. ‘Ok boomer’ è un testo che, attraverso la leggerezza e il paradosso, racconta di temi come il consumismo, la nostra condizione di privilegiati, gli eccessi del consumo, il conflitto generazionale, il lavoro nero e lo sfruttamento delle nazioni ricche sulle regioni povere del mondo. Ne sentivo il bisogno, è un testo che ho scritto in tre notti. Volevo fortemente scrivere un testo politico, che si rifacesse alla tradizione del teatro tedesco, per tradizione decisamente impegnato, dando voce a personaggi e luoghi che di solito nella scena teatrale italiana non trovano molto spazio”.

Qual è il paradosso in questo testo?

“Che nessuno salva nessuno: né i ladri, né le persone ridotte in schiavitù. E che partendo da un tema leggero, un giovane che vuole comprarsi un paio di scarpe per far colpo sulla ragazzina che gli piace, si scopre qualcosa di gravissimo, come persona che lavorano in uno stato di schiavitù”.

Schiavitù e consumismo: temi decisamente scottanti. Di cos’altro le piacerebbe parlare?

“Nei nuovi testi a cui sto lavorando affronterò due temi di cui vorrei parlare da sempre. Uno è il cancro, di come un malato viene trattato. L’altro riguarda l’esercito, il tema dell’obbedienza già presente in alcuni miei testi. E’ una cosa che succede spesso”.

Cosa?

“Molti dei miei personaggi potrebbero comunicare tra loro da un testo all’altro”.

In che senso?

“Mi piace creare una sorta di continuità tra i miei testi, un qualcosa che idealmente unisce i miei personaggi”.

Una sorta di filo invisibile che li lega.

“Mi piace pensare che sia così”.

 

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