E’ una storia di vita, una saga familiare, il romanzo di Andrea Grassi “Il ponte di Ristoro” (326 pagine, a cura Youcanprint). Attraverso le vicende di tre generazioni, l’autore racconta il mondo di un piccolo paese, affrontando temi comuni a molte città e, soprattutto, attualissimi.
Il paese è Cornovo, dove artigiani, contadini, operai e amministratori discutono e si scontrano su una decisione da prendere: se è necessario costruire un ponte, per migliorare la viabilità e la vita cittadina, oppure no.
L’argomento è centrale ed è presente in tutto il libro, anche quando l’autore narra vicende familiari private ed intime. Le feste, i matrimoni, con dettagli che descrivono i caratteri di ognuno, senza appesantire la narrazione.
Così compaiono Pericle, Astolfo e Flavio, i “capofamiglia”. Tre uomini, tre generazioni cui sono tramandati da sempre stile di vita, regole e costumi.

Nei mille intrecci della comunità, parlano gli artigiani, gli ingegneri, i chimici. Uomini e donne favorevoli o contrari. Dominante è l’amore per la terra antica, in molti è forte il desiderio di non cambiare in nome della modernità.
ATTUALITA’ DEL RACCONTO
Ed ecco la contemporaneità con il nostro oggi. Quante le discussioni, i dibattiti, i litigi tra abitanti e politici. La necessità della comunicazione, cui accenna spesso l’autore nella sua storia. Quanti i ponti, le strade, le autostrade, le dighe, le costruzioni, sono gli argomenti sul tappeto. Sia che crollino, che siano mal costruiti o ristrutturati. Anche i nostri ponti, in qualche periodo, sono stati protagonisti della nostra storia.
Come nei talk-show e nei social, il Ponte del titolo è il protagonista che s’insinua nella quotidianità della comunità. Lo scontro con la politica è inevitabile. Litigi e battibecchi riempiono le pagine.
Con un linguaggio fluido, che consente di leggere con piacere dettagli ed avvenimenti, Andrea Grassi parla di umanità, di genti, di popolazioni. Che si somigliano nel mondo, per valori, per scelte, per difficoltà e paure.
IL FINALE POSITIVO
Quel ponte, finalmente costruito è stato distrutto da un virus. Un microorganismo venuto dal mare, dalla natura bella e lussureggiante, che mostra tutta la sua incontrollabile potenza. Ma, – conclude l’autore – “una schiera di montanari evoluti, si era messa in mente di mostrare al mondo come un piccolo gruppo di uomini e donne fosse in grado di organizzarsi in collettività per vivere e prosperare in un clima di serenità e relativo benessere, pur rinunciando agli agi promessi dalla società dei consumi”.
(In copertina uno dei ponti sul Tevere)
