Già docente, storica, saggista, scrittrice e giornalista, Yvonne Carbonaro si cimenta con il romanzo e vince il Premio Emily Dickinson 2025” con “Quando le donne non si arrendono” (Kairòs edizioni).
“E’ stata una bella soddisfazione. Ultimamente avevo voglia di scrivere un romanzo, così è nato questo lavoro. E’ piaciuta la trama. – spiega – Si tratta di una saga familiare lunga cinque generazioni, da metà Settecento al Novecento. Ripercorre la vita di un luogo non bene identificato, ambientata nella Campania rurale”.
“Quando le donne non si arrendono”, un titolo forte per raccontare usi e costumi attraverso i secoli, ma anche, soprattutto, per parlare di donne.
“Sì. E’ naturalmente un tema che mi riguarda e mi interessa, che ho trattato anche in altri testi e saggi. Parlo di emancipazione femminile e del grande coraggio che le

donne dimostrano in ogni momento di grave difficoltà. A cominciare dalla guerra”.
Quanto di vero e quanto di inventato c’è in quel che scrive?
“In un romanzo si trasmettono anche le proprie esperienze, quindi c’è tanta vita vera. Mi sono soffermata su come si viveva in città e come in campagna, nelle epoche che ho trattato”.
Ha vissuto parecchi anni all’estero. Com’è il suo legame con Napoli?
“Sono molto legata alla città. Ha subito terribili periodi di abbandono, sfruttamento e corruzione. Il dopo-terremoto fu durissimo. Napoli era troppo disprezzata e “non vendeva”.
Oggi che cosa ne pensa?
Fortunatamente, non è più così. E’ cambiata, migliorata e il turismo porta con sé una rivalutazione. Due cose, però, considero davvero negative: il diffondersi di B&B, che stanno privando di case. E le pizzetterie diffuse”.
In che modo le arti possono contribuire alla crescita dell’umanità?
“In ogni tempo, l’arte è stata consolazione, formazione. Dagli antichi affreschi nelle chiese in poi. Ma, a parte le arti visive, la lettura è fondamentare. Il libro è l’oggetto più formativo, perché offre un mondo di conoscenze”.
Lei è già al lavoro per un secondo romanzo. Qual è il progetto?
“Beh, sì. Sto scrivendo una storia ambientata nella Caracas di tanti anni fa. Era bellissima. Oggi, invece, è luogo di povertà e disperazione”.
Verso il domani si sente ottimista?
“Bisogna esserlo. Sperare e agire. Molto dovrebbero fare i governanti. Ma questo è un altro discorso”.
