
“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende. Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona”.
Citando il capolavoro immortale del sommo poeta Dante Alighieri, il V Canto dell’Inferno, vien da dire che sicuramente il sorriso non abbandona lo spettatore che ha assistito alla Francesca da Rimini – un disastro comico, spettacolo andato in scena per Teatro alla deriva il 13 luglio 2025 al Giardino dell’orco di Pozzuoli, sul lago d’Averno.
QUARTETTO D’ATTORI PER FRANCESCA DA RIMINI

I quattro attori in scena, Vittorio Passaro (anche regista e drammaturgo scenico), Francesco Rivieccio (il suggeritore che in realtà è autore del testo, riscritto a partire dalla farsa di Antonio Petito), Francesco Romano e Domenico Pinelli procedono per accumuli, iperboli, ripetizioni (l’ossessivo Buonasera del personaggio di Paolo, col volto sepolto sotto una folta barba peluche più simile a una gorgiera seicentesca).
Figure retoriche di un caos scenico che inizialmente non decolla del tutto, forse a causa di un’eccessiva durata della presentazione, nell’assenza beckettiana sotto l’albero metafisico che accompagna fedelmente tutta la rassegna diretta da Giovanni Meola, giunta alla XIV edizione. Poi però la pièce prende spedita il largo attraverso il grottesco ed elementi surreali, da teatro dell’assurdo.
La tragedia della gelosia che travolge le giovani vite di Paolo e Francesca si tramuta in una commedia degli equivoci e in un gioco teatrale gustoso, per certi versi meta teatrale, di teatro nel teatro: Play within the play.
CANZONI POP IN CHIAVE MEDIEVALE

Introdotta inizialmente da spiritose musiche medievali dai motivetti pop abbastanza riconoscibili – su tutti Blue degli Eiffel 65 e Bad Romance di Lady Gaga – Francesca da Rimini si presenta davvero come una bad romance, una “cattiva” storia d’amore. Francesca è confusa e spaesata, Gianciotto Malatesta (il marito) appare imbranato nonostante elmo e corazza, Paolo (fratello di Gianciotto e cognato di Francesca) sembra quasi capitato lì per caso, non proprio convinto del suo ruolo e del suo amore per Francesca (interpretata da un uomo, con tutte le conseguenze e l’imbarazzo del caso al momento del fatidico e sospirato bacio).
Come se non bastassero le melodie moderne riproposte con strumenti a fiato degni dei banchetti del Medioevo, Francesca canticchia al calar del sole anche Rossetto e caffè, hit 2024 di Sal da Vinci. Fa capolino la maschera di Pulcinella sul volto del suggeritore in questo pastiche che fa tornare alla memoria le atmosfere e lo spirito della Smorfia, ispirazione certa per il quartetto di attori in scena.
FINALE EPICO
“Amor condusse noi ad una morte”, scriveva il padre della lingua italiana nel V canto della Commedia, dove posiziona i due amanti fedifraghi nel girone dei lussuriosi, e il momento del fatale assassinio ad opera di Gianciotto si colora di tinte western o gangster, con una pistola i cui colpi aprono e chiudono l’ora abbondante di mise en scene.
