YU YU HAKUSHO, NETFLIX CI REGALA UN PROGETTO AMBIZIOSO
Yu Yu Hakusho (Yu degli Spettri in Italia) sbarca su Netflix in una miniserie che traspone il celebre manga in cinque splendidi episodi. Si tratta di un adattamento audace di un manga senza tempo del mangaka Yoshihiro Togashi. Il regista Shō Tsukikawa e lo sceneggiatore Tatsurō Mishima avevano intenzione di raccontare la storia in più stagioni, ma al momento si sono dovuti limitare a questo primo blocco narrativo.
PUNTI DI FORZA: AZIONE SOLIDA E FEDELTÀ VISIVA

Il cast – Takumi Kitamura (Yusuke), Shuhei Uesugi (Kuwabara), Jun Shison (Kurama) e Kanata Hongō (Hiei) – ben si adatta alla sua contoparte cartacea. Spicca fra tutti Kitamura, che ha maniacalmente ricalcato pregi e difetti del protagonista originale. Le scene di combattimento, coreografate con effettistica di qualità, possono definirsi davvero spettacolari. Sequenze capaci di attirare spettatori casual e superfans. Il principale difetto della produzione però, sta nella drastica compressione della trama originale. La note dolenti sono il frettoloso adattamento della saga dell’isola, l’eliminazione del torneo di Genkai e lo sviluppo talvolta assente dei rapporti tra i protagonisti. Senza contare il tono dark e la palette tonale opaca scelta, che spesso oscura l’ironia e la vivacità dello stile di Togashi.
PUNTI DEBOLI: TRAMA DILUITA E PERSONAGGI ABBOZZATI

Yu Yu Hakusho è comunque un adattamento che cerca di rendere omaggio ad una pietra miliare del genere. In molte scene è riuscito a catturare quel senso di meraviglia e di soprannaturale, tuttavia, è un prodotto che basa tutto su un’azione eccellente senza però caratterizzare comprimari e saghe originali. Sarebbe giusto definirlo una sorta di rappresentazione volta al “fan-service” piuttosto che un vero omaggio all’opera originale. Nonostante quest’operazione di taglia e cuci della trama originale, Yu Yu Hakusho ha registrato un buon successo in termini di visualizzazioni.
CONCLUSIONI PER L’ADATTAMENTO DI UN MANGA CULT
Il live-action di Yu Yu Hakusho può essere quindi definito come un’operazione “compromesso”. Da una parte, un prodotto tecnicamente valido – il cast è ispirato, le scene d’azione galvanizzanti – dall’altra, una narrazione sacrificata per ragioni di formato, che riduce personaggi e momenti chiave a ombre fugaci. Se si è desiderosi di avere un’istantanea moderna, visivamente potente, il live action intrattiene; se invece si cerca la fedeltà, lo sviluppo e il cuore – gli elementi che hanno reso cult il manga – allora è meglio tornare al materiale originale o alla serie animata di oltre 100 episodi. In definitiva, Netflix ha dimostrato che Yu Yu Hakusho può diventare live-action di qualità, ma non senza rinunciare a ciò che l’ha resa immortale: una narrazione corale, personaggi profondi e una giusta dose di leggerezza. Se il colosso dello streaming dovesse proseguire con una seconda stagione, la speranza è che dia il giusto tempo alla storia e ai legami tra i personaggi.
