[wpdreams_ajaxsearchlite]

Un “Finale di partita” contemporaneo

Angela Matassa

Inserisci qui la tua pubblicità

Quando si parla di finale di partita ci si riferisce agli scacchi. Quello beckettiano riguarda, invece, la vita. Un finale amaro, una vicenda esistenziale come tante, racchiusa tra quattro mura: la casa prigione di una famiglia disfunzionale, in cui regna un amore malato, conflittuale fino al massacro. Innegabilmente attuale.

Una scena

IL TRADIMENTO NELLA MESSINSCENA

Con la messinscena di Finale di partita di Samuel Beckett, realizzata per il Teatro Bellini di Napoli, Gabriele Russo effettua una sorta di rischioso tradimento nei confronti dell’autore. Non nel testo, ma nella situazione. Rendendola poco razionale, ma concreta, eliminando, la caratteristica del teatro dell’Assurdo per dimostrare il suo assunto: l’assurdo non è un genere “ma è la quotidianità”. E definisce la famiglia “la zona sismica per eccellenza”.

CONTEMPORANEITA’ E CONCRETEZZA

Così, ambienta la vicenda del nucleo familiare ai giorni nostri, in un malandato, claustrofobico appartamento, con un lontano sentore di lockdown da pandemia.

Alessio Piazza e Anna Rita Vitolo

Divide la scena in tre parti: la camera in cui sono rinchiusi i genitori del protagonista, che vivono in una vecchia vasca da bagno, giovani come li ricorda. L’ambiente quotidiano in cui Hamm, cieco e sulla sedia a rotelle, trascorre i suoi giorni, in maniera ripetitiva e monotona. E la cucina. Zone domestiche, nelle quali s’impegna con grande dedizione e accettazione, Clov, il giovane badante, un figlio adottivo, per servirlo di tutto. Per obbedire alle esasperanti richieste, ai perentori ordini, alle mille pretese, in maniera servile. Pur chiedendosi in continuazione perché lo fa. Nel suo andirivieni quotidiano, con una minuziosa ripetizione di gesti, passa da una finestra all’altra per descrivere il panorama, che vi si vede. L’ambiente, però, si trova sotto il livello stradale ed è buio, ma poco importa al protagonista non vedente.

IL SENSO DELL’ESISTENZA

Sono in essere le contraddizioni tipiche dell’autore sul senso dell’esistenza. Da un lato riflette sull’inutilità della vita e dall’altro sulla resilienza nella vita. “Siamo nella vita, non c’è scampo, arrendiamoci”, dice il protagonista, che ogni giorno ricomincia alla stessa maniera perché “ciò che conta sono i sentimenti”.

In scena Giuseppe Sartori e Michele Di Mauro

IL FINALE

Infine, i genitori muoiono, il giovane Clov riesce a riscattarsi e trova il coraggio di abbandonare il suo tutore. Lasciandolo solo, in compagnia di un cane di pelouche e di una sveglia che gli indichi le ore.

IL CAST

Straordinari gli attori, misurati che non scadono mai in rischiose esagerazioni.  Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza e Anna Rita Vitolo.

Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Enzo Pirozzi, il disegno luci di Crea e Giuseppe Di Lorenzo, e la musica / progetto sonoro di Antonio della Ragione, che ben sottolinea ogni momento.

Repliche fino al 29 novembre 2025.

(Fotografie di Flavia Tartaglia)

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web