In un momento di infinita tristezza in cui il Teatro Sannazaro di Napoli non c’è più, oscurato dopo le fiamme infami che non hanno avuto rispetto della gloria, dei successi e della lunga e preziosa storia artistica, dei sacrifici, del lavoro di chi lo ha fatto rinascere e di chi ha continuato a farlo brillare, penso con affetto all’indimenticabile regina della scena Luisa Conte, cara amica, alla famiglia, a Lara Sansone e Sasà Vanorio. L’augurio è quello di una rinascita necessaria.
CI HA LASCIATO ANGELA LUCE
Giorni tristi si susseguono: Angela Luce ci ha lasciato oggi. Un’icona della melodia classica napoletana, una mattatrice nel cinema, nel teatro, una grande artista come lei, che non aveva bisogno di essere presentata a Napoli, come altrove.
Fiat lux ed ecco la Luce che illumina il palcoscenico oscurando gli spazi intorno. “Fu lei a darsi come nome d’arte Luce – spiegava Vincenzo Mollica, presentando il CD “I colori della mia vita” – che tanto piaceva al grande Eduardo, forse perché nasceva da una giovinezza impetuosa, da quell’età in cui ancora tutto si può immaginare, in cui tutto è luce, anche la notte che ci avvolge”.
L’appassionata verace Angela festeggiò i sessanta anni di carriera, al teatro Mercadante di Napoli, e fu Giovanna Castellano la curatrice della esclusiva serata, lei che è stata anche e soprattutto l’amica che amorevolmente e professionalmente, l’ha accompagnata fino alla fine dei suoi giorni. Alla quale ha dedicato con Antonio Sciulli, il bel libro “Angela Luce, la dea dello spettacolo”.

“Sei la gloria di Napoli, sei bellissima, meravigliosa …”. La voce del pubblico che la adorava nei teatri stracolmi e la acclamava regina assoluta della scena.
Angela Luce era contenta quando andavamo a trovarla io e Angela Matassa, che abbiamo sempre seguito i suoi spettacoli e apprezzato il suo modo di essere originale, verace, determinato.
L’ultima volta, insieme a Giovanna Castellano, ci ha condotto con entusiasmo in una stanza che appariva come un sacrario, dove aveva riprodotto il suo camerino d’artista, trucchi, parrucche, abiti di scena, uno spettacolo anche quello. E si raccontava e noi ad ascoltarla in silenzio.
LE GRANDI SCRITTURE
Ci teneva a sottolineare che aveva solo la quinta elementare e senza aver frequentato nessuna scuola di canto o recitazione, da autodidatta aveva iniziato all’età di quattordici anni cantando Zi’ Carmili’ alla Piedigrotta Bideri, e aveva avuto grandi maestri come Pupella Maggio, Eduardo De Filippo, che subito capì che per lei non occorrevano provini e la ebbe in Compagnia, dicendole che cantava cu ll’uocchie e ‘a voce. Altrettante stagioni con Peppino De Filippo e con Nino Taranto.
E Totò? Memorabile il bacio sul set di “Signori si nasce” che ha fatto il giro del mondo e il ricordo della canzone preferita e spesso richiesta Io te vurrià vasà che Angela, onorata, gli dedicava. Totò diceva: Angelì, cantami una canzone, voglio pute’ senti’ addore ‘e Napule.
I CAVALLI DI BATTAGLIA
Drammatica, ironica, “sfrontata”, trasgressiva. I suoi cavalli di battaglia: Ipocrisia premiata al festival di Sanremo del 1975 e Bammenella di Raffaele Viviani.
Angela era sorprendente quando si presentava come poeta e cantava versi pieni di calore, di gioia, di pena, riflesso di un’anima ricca. La poesia è musica e la musica poesia e questo lei lo sapeva bene. “Momenti di …luce” è il titolo della silloge che raccoglie i suoi testi poetici, introdotti da Pupi Avati, che l’ha diretta superbamente nel film “La seconda notte di nozze”. Che le valse la nomination al Nastro d’Argento, come migliore attrice non protagonista.
Ma di premi e riconoscimenti è ricco l’album dei ricordi di Angela Luce, tra i tanti anche il David di Donatello per “L’amore molesto” di Mario Martone. E i momenti di impegno e di gloria per “una grande fra i grandi” come le disse Amalia Rodriguez. Per Giuseppe Patroni Griffi è “attrice e cantante verace, autentica figlia del popolo, aggressiva e imbarazzante come la faccia vera di Napoli”.
Quanti concerti, tante significative presenze in televisione, ottanta i film interpretati diretta da registi del calibro di Luchino Visconti, Dino Risi, Pier Paolo Pasolini, Sergio Corbucci, Luigi Comencini, Nanni Loy, Carlo Ludovico Bragaglia, Pasquale Festa Campanile.
Ma non bastano le parole per raccontare una diva così popolare e amata e tutto l’incantesimo della sua straordinaria vita.
