Lina Prosa è una delle voci più originali e radicali del teatro contemporaneo italiano ed europeo. Nata a Palermo, ha sviluppato la sua formazione tra studi letterari, pratiche performative e un’intensa attività laboratoriale con attori e attrici, soprattutto attraverso il Teatro Studio Attrici, da lei fondato. La sua poetica, sospesa tra visione, rito e politica, si concentra sul corpo come luogo di verità e sul linguaggio come spazio di resistenza.
Fin dagli esordi, Prosa ha mostrato una costante attenzione per la dimensione tragica del reale, rielaborata attraverso un immaginario poetico che attinge sia ai miti antichi sia alle fratture del presente. Il suo teatro interroga ciò che resta dell’umano nei territori di confine: il corpo migrante, il corpo femminile, il corpo ferito dalla storia.
Non a caso, la sua scrittura è stata accolta e studiata in contesti internazionali, tra cui la Comédie-Française, che ha prodotto e messo in repertorio più volte i suoi testi, contribuendo a farne una delle autrici italiane più rappresentate all’estero.
Il suo lavoro non si limita alla drammaturgia, ma comprende anche regia, formazione, progetti di ricerca culturale e collaborazioni con istituzioni europee impegnate nella promozione di nuove scritture.
Prosa sottolinea l’importanza del teatro come strumento di ascolto del mondo, capace di trasformare un fatto sociale in visione, una ferita collettiva in parola scenica.
La Trilogia del naufragio (Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way) ha imposto definitivamente il suo nome a livello internazionale. Il primo capitolo della trilogia, Lampedusa Beach, scritto nei primi anni Duemila, è un monologo visionario in cui la protagonista Shauba racconta il proprio naufragio mentre affonda.
Il mare diventa spazio tragico e politico, la parola si fa corpo e respiro, la scena un abisso che parla. L’opera, tradotta e rappresentata in numerosi paesi, è oggi considerata uno dei testi fondamentali del teatro europeo sulle migrazioni.
Con Lampedusa Beach, Lina Prosa ha restituito al teatro la sua vocazione più antica: essere testimonianza poetica del mondo e delle sue ombre.
(Fotografia di Leda Terrana)
