“Oz è una Favola che ci racconta di resilienza e libertà”. Così Pier Paolo Polcari, che lo ha musicato, definisce Il Mago di Oz e in particolare il progetto ideato e diretto da Rosalba Di Girolamo, che propone un incontro tra un’opera cinematografica del passato e le domande del presente, affidando all’arte il compito di creare nuove prospettive e aprire spazi di riflessione.
Lo spettacolo “NAPOL→OZ – Canto per un regno usurpato” della compagnia Babayaga Teatro, sarà rappresentata il 31 luglio 2026 alle ore 21 presso il Maschio Angioino di Napoli. Con musiche originali e direzione musicale di Pier Paolo Polcari, Musiche dal vivo eseguite dallo stesso Polcari, Antonio Della Ragione. Voce Sara Vanderwert, Voce recitante, Rosalba Di Girolamo. Montaggio video Alessandra Carchedi. Iniziativa promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito dell’Estate a Napoli 2026 – «Teatro e danza al Castello» / «Arene cinematografiche estive».
Ispirato alla celebre favola di Frank Baum, da cui fu tratto l’ormai storico film “Il mago di Oz”, nelle varie versioni realizzate, questo particolare allestimento vuole interrogare il presente attraverso i temi del potere, della libertà e della giustizia.
Signora De Girolamo, perché questa scelta?
“Il Mago di Oz è stato il primo libro che ho letto da bambina e da tempo desideravo raccontarlo attraverso l’esperienza artistica e di vita maturata negli anni. La storia racconta di un potere costruito sull’apparenza: Oz è un regno usurpato e governato da un mago impostore, tema che oggi ci parla con una forza sorprendente. Ho scelto di partire dal film del 1925 di Larry Semon perché, rispetto alle versioni più note della storia, affronta questo tema con un’estetica affascinante e una visione profondamente attuale.

Con NAPOL→OZ ho voluto attraversare questa allegoria del mondo attraverso lo sguardo di Napoli, la città attraverso la quale osservo la realtà; in cui incontro compagni di viaggio che, come me, condividono l’utopia di poter trasformare la realtà attraverso l’arte: una città dove l’arte ha spesso preso posizione e generato trasformazioni.
Alla base del progetto c’è una scelta precisa: attraversare il mito dell’illusione per mettere in luce i meccanismi del potere. La favola di Oz racconta infatti la storia di un Regno fondato sull’apparenza e governato attraverso la propaganda e la mistificazione, e di una comunità chiamata a riconoscere la verità”.
L’azione è ambientata a Napoli. E’ luogo e simbolo?
“Napoli diventa il punto di osservazione privilegiato di questa rilettura: una città complessa e stratificata, segnata da conflitti e trasformazioni, ma anche da una innata capacità di generare linguaggi artistici che diventano forme di resistenza culturale.
Il punto di partenza di NAPOL→OZ è la pellicola storica The Wizard of Oz di Larry Semon, realizzata nel 1925. Le immagini del film muto vengono rielaborate in chiave contemporanea attraverso la rilettura di Alessandra Carchedi, in dialogo con la performance dal vivo”.
Come sono connesse le varie arti nella messinscena?
“La narrazione visiva è accompagnata da una colonna sonora originale composta per lo spettacolo da Pier Paolo Polcari ed eseguita dal vivo insieme ad Antonio Della Ragione. La musica incontra il canto di Sara Vanderwert e la mia voce, creando un intreccio tra linguaggi differenti.
Cinema, teatro e musica si fondono così in un percorso poetico e contemporaneo che invita lo spettatore a interrogarsi sulla responsabilità delle proprie scelte e sul valore della libertà collettiva”.
Come può l’arte contribuire alla crescita personale e sociale?
“Viviamo un tempo attraversato da dolori, conflitti e ingiustizie. Credo che noi artisti abbiamo il compito di raccontare e di cercare il linguaggio “giusto” per farlo. Questo per me significa “sperimentazione”: la ricerca di forme capaci di innescare domande, creare consapevolezza e arrivare al cuore. Perché l’arte è un fatto politico, ma sempre e comunque poetico.
La chiamata agli artisti coinvolti è nata dal desiderio di creare un incontro tra linguaggi ed esperienze differenti, dove il dialogo e le interconnessioni potessero generare qualcosa di inaspettato”.





