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Felix Gonzalez-Torres – l’arte come memoria dell’amore e della perdita

Andrea Di Maso

Fino al 12 ottobre 2026 il Museo Reina Sofía di Madrid dedica a Felix Gonzalez-Torres la mostra “Sweet Revenge”, la prima grande esposizione dell’artista nella capitale spagnola. Oltre cinquanta opere ripercorrono una ricerca artistica in cui oggetti semplicissimi – caramelle, fogli di carta, tende, fotografie, luci – diventano strumenti per parlare di amore, desiderio, identità, malattia, perdita e memoria.

Felix Gonzalez Torres - Untitled (Beginning)
Felix Gonzalez Torres – Untitled (Beginning)

L’ARTISTA

Nato a Guáimaro, Cuba, nel 1957, Gonzalez-Torres fu mandato in Spagna nel 1971 nell’ambito di un programma che portava fuori da Cuba alcuni bambini. Rimase brevemente a Madrid, prima di trasferirsi a Porto Rico e poi a New York, dove avrebbe trascorso gran parte della vita. Tornò nella capitale spagnola solo nel 1991, per una mostra collettiva, presentando proprio Untitled (Revenge). Quel ritorno dopo quasi vent’anni diventò per lui una “dolce vendetta”.

La sua vicenda personale è inseparabile dalla sua arte. Gonzalez-Torres era un artista gay e lavorò negli anni più drammatici della crisi dell’AIDS. Nel 1991 morì di AIDS il suo compagno, Ross Laycock, e il dolore per quella perdita attraversò profondamente la sua produzione. Pochi anni dopo, nel 1996, anche Gonzalez-Torres morì per complicazioni legate all’AIDS.

Felix Gonzalez Torres - Untitled (Revenge)
Felix Gonzalez Torres – Untitled (Revenge)

LE OPERE

Eppure le sue opere non sono semplicemente monumenti al lutto. Il ricordo dell’amato convive con la celebrazione dell’amore. La perdita diventa una forma di presenza e l’assenza, invece di essere definitiva, viene continuamente riattivata attraverso la partecipazione del pubblico. È una delle grandi intuizioni della sua arte: ciò che scompare può essere fatto esistere ancora.
È emblematico “Untitled (Revenge)”, del 1991: un grande mucchio di caramelle blu, avvolte singolarmente e disposto sul pavimento. Il visitatore è invitato a prenderne una, a portarla via, a mangiarla. Il mucchio diminuisce, sembra destinato a scomparire, ma viene continuamente reintegrato. L’opera, dunque, vive proprio attraverso la sua perdita e il suo rinnovamento. La caramella diventa metafora del corpo, del tempo e della memoria: qualcosa viene sottratto, ma il ricordo continua. Il peso ideale dell’opera è di 147,4 chili, ma le sue dimensioni cambiano continuamente proprio perché il pubblico può consumarla.
Ancora più radicale è “Untitled (Passport)”, del 1991: una pila di semplici fogli bianchi, anch’essi disponibili senza fine. Un passaporto tradizionale serve a definire una persona attraverso nome, nazionalità, sesso, età e altri dati. Qui, invece, non c’è alcuna informazione. Il foglio bianco cancella le categorie con cui normalmente identifichiamo e separiamo gli individui. È un’affermazione politica contro i confini e i pregiudizi, un invito a immaginare un’identità non imprigionata da etichette.

Infine, “Untitled (Beginning)”, del 1994, accoglie il visitatore attraverso una tenda verde di fili e perline. Attraversarla significa letteralmente oltrepassare una soglia: entrare in uno spazio nuovo, lasciando alle spalle qualcosa e aprendosi a una possibilità. La tenda diventa così simbolo di passaggio, incertezza e rinascita, del delicato confine tra ciò che è presente e ciò che è ormai assente.

Felix Gonzalez Torres - Untitled
Felix Gonzalez Torres – Untitled
L’arte di Gonzalez-Torres riesce così a trasformare la fragilità in una forma di resistenza. Amare, ricordare e perdere non sono esperienze separate: sono parti dello stesso gesto. E davanti a una caramella che possiamo prendere, a un foglio bianco che possiamo portare via o a una tenda che possiamo attraversare, il visitatore non è più soltanto spettatore. Diventa parte della memoria dell’artista.
(Le foto sono di Andrea Di Maso)

INFO

“Sweet Revenge” al Museo Reina Sofia di Madrid fino al 12 ottobre 2026
Entrata – intero €18 – ridotto €12

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